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#AssangeWikiLeaks, la prima Twitter Fiction illustrata

Da lunedì 27 maggio U10 e Gianluca Costantini lanceranno un nuovo progetto di Twitter Fiction, dedicato ad uno dei personaggi più carismatici e controversi del panorama mondiale contemporaneo: Julian Assange.

Assange Twitter Fiction

A partire dal libro a fumetti Julian Assange, dall’etica hacker a Wikileaks, scritto da Dario Morgante e disegnato da Gianluca Costantini, nasce #AssangeWikiLeaks, la ricostruzione illustrata della storia di Julian Assange e di WikiLeaks.

Una delle modalità di fruizione di Twitter è la sperimentazione di nuove forme di narrazione. Non a caso, nel novembre 2012, Twitter ha lanciato il Twitter Fiction Festival, il primo festival di narrativa su Twitter.

In questo panorama di sperimentazioni e scoperte, #AssangeWikiLeaks diventa un nuovo modo di fare Twitter Fiction. La serialità è elemento costitutivo e matrice di un fumetto. E questa “arte sequenziale”, così come la definì Scott McCloud, si adatta perfettamente alle dinamiche di Twitter. #AssangeWikiLeaks sarà pubblicato in quattro tweet ogni giorno, alle 9,30, alle 11,30, alle 13,30 e alle 15,30, trasmessi sul canale @U10Fiction, con quattro vignette e quattro approfondimenti che i lettori potranno commentare.

Sintonizzatevi quindi su @U10Fiction per scoprire i retroscena di colui che è stato definito “eroe internazionale”e al tempo stesso accusato di “spionaggio”.

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#IoSoCarmela, le parole di un padre che lotta

Una morte assurda senza colpevoli
di Alfonso Frassanito, padre di Carmela Cirella. Prefazione a “Io so’ carmela

Sono passati sei interminabili anni dall’assurda morte di Carmela. Una bambina come tante, che però resterà tale per sempre. In tutti questi anni ho sempre continuato a combattere: nei Tribunali per ottenere la giustizia che merita, tra la gente per sensibilizzare e dare un senso al suo sacrificio, e soprattutto tra le vittime di simili orrori e tra le loro famiglie.

Ho indirizzato varie inascoltate “lettere aperte” ai nostri rappresentanti al governo e alle istituzioni, lettere che inviavo sempre e solo in occasione di udienze imminenti o comunque quando aveva più senso puntare i riflettori su un’ingiustizia così colossale, tutta italiana, come quella che ha colpito la piccola Carmela e tutti noi della famiglia.
Puntualmente, queste mie esternazioni hanno suscitato reazioni di indignazione nell’opinione pubblica, nei media, e sui nuovi mezzi di comunicazione di cui oggi disponiamo.

Purtroppo però gli anni continuano a passare e nulla accade. Carmela continua a non avere pace, noi con lei, mentre tutti i responsabili della sua morte continuano a vivere normalmente la propria vita come se mai nulla di male avessero fatto.

Oggi vorrei esternare i miei pensieri a tutti coloro che leggeranno questo fumetto. Vorrei che il mio messaggio arrivasse ai più giovani, a coloro nei quali riponiamo le nostre speranze per il futuro. Il mio sforzo maggiore, in queste battaglie che conduco ormai da anni, è proprio rivolto a loro, perché credo fermamente che sia proprio su di loro che bisogna investire per sperare che davvero cambi qualcosa in questo sistema corrotto e obsoleto. Sugli adulti bisogna intervenire solo ed esclusivamente per provare a limitare i danni.

Vorrei che la lettura di questa storia avvenisse in modo profondo, che si facesse caso e si riflettesse su ogni singola vignetta, su ogni singolo dialogo affinché si possano cogliere gli aspetti davvero più importanti, che possono servire a prendere coscienza di una realtà che potrebbe purtroppo toccare ognuno di noi, nessuno escluso. Per trovare così la forza e il coraggio di dire basta a queste atrocità tutti insieme, con un unico obiettivo comune, che è quello della tutela del bene più prezioso per l’intera umanità: i bambini.

Vorrei che mia figlia Carmela non venga ricordata come una martire, come una vittima, ma al contrario possa diventare il simbolo della ribellione contro questi fenomeni che sono indegni di una umanità che si definisce civile e rispettosa dei diritti umani.

Su mia figlia ho scritto un libro che racconta e denuncia quanto è accaduto. Le sono state dedicate poesie, le è stata dedicata una canzone che la ricorda e la descrive come una bambina dolce diventata regina, alcuni adolescenti si sono ispirati alla sua storia per realizzare e dedicarle un film che serva a smuovere le coscienze, e ora le viene dedicato questo fumetto.

Tutto questo mi rende da un lato orgoglioso di essere il padre di Carmela, e soprattutto, indipendentemente dai risultati che otterrò nelle aule dei tribunali, la vera vittoria personale è il fatto che grazie a mia figlia ho trovato il coraggio per battermi contro queste orribili storie, la forza per non sentirmi mai complice con la mia indifferenza, e soprattutto il desiderio di affrontare sempre a viso aperto e combattere contro chi violi i diritti, la dignità e l’innocenza di ogni bambino nel mondo.

Vorrei che tutte queste iniziative, che si sono ispirate a Carmela per puntare i riflettori e sensibilizzare, potessero dare a tutti quel coraggio che manca per non far più finta che tutto ciò possa accadere solo nei film, nei romanzi, nelle canzoni e nei fumetti. Accadono nella realtà, e il guaio è che nessuno di noi ne è immune.

Un abbraccio a tutte le Carmele di questo mondo, da parte mia e del mio piccolo grande Angelo.

La storia di Carmela Cirella a fumetti

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Ilaria Alpi, il ricordo di Giovanna Botteri

Una verità acqua e sapone
di Giovanna Botteri, prefazione a “Ilaria Alpi, il prezzo della verità

Non so che reazione avrebbe avuto Ilaria, sapendo di essere diventata l’eroina di un fumetto. Probabilmente avrebbe riso, sicuramente avrebbe pensato a uno scherzo. Avrei dovuto convincerla, spiegarle che avevano chiesto a me addirittura l’introduzione. E so che mi avrebbe fatto due domande: perché hanno scelto me? Perché hanno scelto te?

Non posso non pensarci, sempre. Hanno scelto te, Ilaria, perché qualcuno ha voluto ammazzarti, quel giorno a Mogadiscio, insieme a Miran. Perché hanno nascosto chi è stato, chi ha deciso e ordinato l’agguato, perché continuano a farlo. E perché tua madre non ha mai smesso di battersi, come una leonessa, perché si continuasse a investigare. Ha dovuto seppellire te, ma si è rifiutata di seppellire la verità. L’ammiravi così tanto, bella, elegante, magra, e saresti veramente stata orgogliosa nel vederla sfidare tutti, senza paura di nessuno. E tuo padre al suo fianco, sempre. Perché tante cose sono cambiate: la televisione, l’immagine delle giornaliste, il mondo dei media, e tu sei rimasta un riferimento importante per chi crede ancora nell’informazione come ricerca della verità, come reportage per spiegare e far capire altri mondi, altre culture,
come missione, studio, lavoro, impegno, passione. Lontano dai tacchi a spillo, dall’ossessione dell’apparire, dai salotti di potere.

Come non pensarti, in Somalia come a Saxa, in Marocco o a Sacrofano, sempre acqua e sapone, le scarpe basse, i pantaloni comodi con le tasche piene di note e indirizzi. Avresti dovuto nasconderci anche gli ultimi appunti. Ma non potevi saperlo. Perché ho visto una foto della Fallaci da giovane, in Africa. Seduta a terra, con una camicia larga strapazzata, e i capelli raccolti in due trecce.

Era uguale a te. Ma nessuno voleva ammetterlo, come se fosse una bestemmia. Senza sapere che lei è stata un po’ il nostro mito, da ragazzine, quando – unica donna – seguiva le guerre e i conflitti, si metteva l’elmetto e saliva sugli elicotteri. C’era solo lei. E poco importa se alla fine abbia tradito quella giovane donna che era stata.

Tu hai seguito i tuoi sogni, senza tradire te stessa. E mi piace ritrovarti in tante foto, diverse. Pensare a cosa avresti detto, fatto o scritto. Per non tradire mai se stessi.

E se mi chiedi, adesso, perché abbiano scelto me, per fare l’introduzione, la risposta è facile: ero la tua compagna di banco al Tg3. Voglio continuare a esserlo.

Ilaria Alpi, il prezzo della verità

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Festa delle Donne? La storia di Carmela Cirella

Io so' Carmela

8 marzo, festa della Donna. Ma cosa c’è da festeggiare? Ne abbiamo parlato con Alessia Di Giovanni, che ha sceneggiato con disegni di Monica Barengo “Io so’ Carmela“, la storia di Carmela Cirella, abusata dagli uomini e ignorata dalle istituzioni.

Qual è la situazione attuale delle donne in Italia?
Io sono cresciuta in una famiglia dove mio padre avrebbe preferito avere un figlio un maschio e non una femmina, ma appartengo a una generazione per cui uomo equivale a donna. Scelgo chi sono, cosa e chi mi piace essere. Non ci sono ruoli precostituiti uomo-donna. Io divento quello voglio. È la forza della cultura. Non sono obbligata a stare in coppia, ad avere figli, a essere di supporto di un uomo. Ecco, qualunque sia la mia scelta di vita come persona, però, lo Stato deve sostenermi. Se, per esempio, voglio avere un figlio, dovrei poterlo avere, non rinunciare alla maternità perché non saprei come mantenerlo o come prendermi cura di lui perché sono costretta a smettere di lavorare. Chiediamoci perché ci sono pochi ruoli di potere effettivo in mano a donne. Ecco: è su quel perché che si dovrebbe cominciare a lavorare.

Quando la violenza colpisce le donne, dov’è lo Stato?
Sembra esserci una voragine la donna che denuncia la violenza e le istituzioni a cui si rivolge. Per una donna è come entrare in un secondo incubo. Se denuncio chi mi ha strappato tutto quello che sono e che ero e che sarò, davanti mi ritrovo un muro fatto di assistenti sociali di cui ignoro la competenza e un processo che durerà anni e anni, alla fine dei quali non so neppure se mai otterrò giustizia. È surreale che dopo aver subito un abuso, quando una donna ha perso tutto, si ritrovi a lottare anche per difendersi da chi per legge dovrebbe aiutarla. Bisognerebbe avere una forza che si è appena persa. Come è successo a Carmela – che giovanissima non ha retto a questa situazione e si è suicidata. Attualmente l’unico aiuto concreto e attivo per chi subisce abusi sono i centri antiviolenza. Per questo abbiamo scelto di elencarli in fondo al libro. È uno strumento per le donne.

Perché è importante raccontare e non dimenticare una storia come quella di Carmela?
Dopo le ripetute violenze Carmela e la famiglia di Carmela si sono affidati allo Stato, alle Istituzioni, alla Polizia, ai Servizi Sociali. Si sono affidati a uno Stato che li ha traditi a più livelli: prima non hanno creduto alla sua storia, poi l’hanno trattata con sufficienza. E Carmela ha visto in quell’atteggiamento la conferma della sua solitudine di fronte a una montagna gigantesca che NON poteva superare da sola. La montagna della sua violenza. Come se fosse stata lei a cercare una situazione pericolosa. Come se si fosse trattato di un episodio banale. La cosa peggiore che può succedere a chi subisce violenza è non vedere riconosciuto il completo sconvolgimento che la violenza comporta. È una vita falciata via. Come morire e rinascere in qualcosa che non riconosci.
Non ti appartieni più. Ecco perché è importante tenere sempre a mente la storia di Carmela. Per cambiare le cose. Carmela si è suicidata perché il sistema giuridico e di assistenza sociale in Italia non funziona. La sua morte è un gesto di ribellione nella speranza che il sistema cambi a cominciare dalla cultura della donna e dello stupro.

Te la senti comunque, vista la giornata, di lasciare un messaggio positivo alle donne?
Questo lo dico prima di tutto a me stessa: smettila e smettiamola di etichettare sempre tutto. Come dobbiamo essere, come l’amore, la nostra vita, il nostro lavoro, le relazioni dovrebbero essere. Basta! Siamo noi che decidiamo il significato delle parole del nostro dizionario personale. E la prima parola da cercare nel nostro dizionario è dignità.

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Snapshots of a girl /8

Snapshots of a girl by Beldan Sezen

Clicca per ingrandire

Cari amici di BeccoGiallo,
prima di tutto lasciate che vi ringrazi per il vostro supporto e per credere nell’importanza del mio lavoro. Lo apprezzo molto!

La mia amica su Hanadi mi ha appena scritto su Facebook: “dovresti parlare di più del tuo lavoro, arriva molto lontano”, e ho pensato di condividere con voi la mia risposta.

Grazie, cara Hanadi, per aver portato la mia voce fino ad Aleppo! Spero che tu e i tuoi cari stiate bene.

Per quanto riguarda il mio lavoro, mi sono sorpresa quando durante un viaggio a Beirut (dove i miei lavori erano esposti in una mostra) quei cari editori italiani mi hanno chiesto di pubblicare un libro sulla mia vita. La prima reazione è stata un secco NO, perché non potevo immaginare come la mia breve (sì, vivo ancora in quell’illusione) vita potesse essere interessante per altre persone, men che meno per il pubblico italiano.

Beh, non erano d’accordo. Quello che volevano era che parlassi dei miei coming out, di cosa voglia dire per una donna turca, nata e cresciuta in Germania, affrontare la sua sessualità. Le difficoltà di vivere una vita aperta e indipendente (a livello economico ed emozionale) da lesbica sono un qualcosa di prezioso da scoprire anche per l’Italia, paese in cui l’omosessualità è ancora largamente misurata in base ai valori cristiani. Ho capito allora che ci doveva essere una sorta di esperienza globale condivisa, indipendente dalle influenze delle varie nazionalità, economie e religioni.

Discutendone con amici della mia generazione la voglia di realizzare il libro si è poi concretizzata. Come persona la cui prima convinzione è il diritto ad essere completamente se stessi, senza che questo danneggi noi o gli altri, ho iniziato a voler condividere dei frammenti della mia vita. Snapshots, se preferite…

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#OCCUPYWALLSTREET TEASER 4: Metodologia di un racconto giornalistico a fumetti

Occupy Wall Street a fumetti

“Partecipo attivamente alla politica. Inoltre, disegno fumetti e scrivo. Questo libro è un insieme di tutte queste attività: non riuscirei a separarle neanche se lo volessi. Non pretendo che questo resoconto contenga “tutta la verità”: è una mia interpretazione degli eventi, uno dei tanti frammenti di un ampio spettro di analisi e osservazioni sul movimento influenzate da idiosincrasie, esperienze e visioni personali.

Ho messo insieme questo libro sulla base dei miei appunti che, ovviamente, includono le cose che io consideravo importanti e interessanti. Non ha la pretesa di essere completo. Un’altra persona, probabilmente, si sarebbe concentrata meno sulle componenti ambientaliste del movimento e di più sull’organizzazione sindacale o sulle questioni logistiche necessarie, per esempio, alla creazione di una public kitchen gratuita.

Non ha neppure la pretesa di essere definitivo: vuole cogliere un momento e i sentimenti legati a quel momento. A pochi mesi dall’inizio di questo progetto, le mie idee sono già cambiate e devo resistere alla tentazione di tornare indietro e fare delle correzioni. La vita scorre molto più rapidamente della nostra capacità di raccontarla e interpretarla.

Questo progetto è sia una forma d’arte sia una narrazione giornalistica e, dato che l’arte è una sintesi della vita e non una sua replica esatta, in alcuni casi ho deciso di riassumere diverse informazioni per potermi focalizzare su un determinato momento o per mettere in rilievo una certa questione. Se avevo qualche dubbio sul fatto che una determinata persona volesse essere riconoscibile o se non mi ricordavo esattamente che aspetto avesse, ne cambiavo le sembianze. Le citazioni che attribuisco alle diverse persone sono esatte (e ho riportato solo passi di discorsi a cui ho potuto assistere di persona), ma alcune delle conversazioni riportate in questo libro si basano sui miei appunti e sulla mia memoria approssimativa. Gli elementi testuali e visivi hanno subito notevoli revisioni e, spesso, sono stati sintetizzati o riorganizzati per motivi estetici e di chiarezza. Nella vita reale non porto sempre una maglia rossa!”

Stephanie McMillan
Attivista, giornalista e disegnatrice, opera da più di dieci anni nel campo del graphic journalism socialmente impegnato. Con questo libro si è aggiudicata il premio Robert F. Kennedy per il giornalismo a sostegno della Giustizia e dei Diritti dell’Uomo. Ha collaborato con il Los Angeles Times, il Daily Beast, il San Francisco Bay Guardian.

Occupy Wall Street – 99% contro il potere, arriverà in libreria giovedì 28 febbraio, ma è già disponibile nel nostro store online.

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Intervista a Lise e Talami, autori di Quasi Quasi Mi Sbattezzo

Quasi quasi mi sbattezzo

Anche papa Ratzinger ha ceduto alla pressione senza sosta dell’indomabile Sbattezzatore, a quanto pare. E proprio in questo giorno così speciale per la chiesa (ma soprattutto per chiunque altro), siamo andati a chiedere agli autori di Quasi quasi mi sbattezzo il perché delle loro azioni. Ne esce un quadro meno preoccupante del previsto…

>>> Partiamo dalla prima cosa che quasi tutti si chiedono appena sentono parlare di questo argomento per la prima volta. Perché sbattezzarsi, se non si è più credenti? Che differenza fa?

La risposta è scema: non c’è un buon motivo e sono tutti buoni motivi.

Per una sintesi seria sulla questione vi rimandiamo a questa pagina, dove i motivi sono spiegati senz’altro meglio di come potremmo spiegarli noi.

Per quanto ci riguarda, Alberto si è sbattezzato per “tutelarsi” in caso di morte: lo sbattezzato non può avere il funerale in chiesa. Voleva essere sicuro che, quando morirà, non ci sarà un prete a dire l’ultima parola su di lui.

In generale comunque il motivo più convincente è forse quello legato alla “sudditanza” del battezzato rispetto alle gerarchie della Chiesa. Il Catechismo della Chiesa cattolica dice esplicitamente che il battesimo «incorpora alla Chiesa» e che «il battezzato non appartiene più a se stesso […] perciò è chiamato […] a essere “obbediente” e “sottomesso” ai capi della Chiesa». La cosa sembra priva di conseguenze, ma non è così. È famoso il caso dei coniugi Bellandi – di cui parliamo più diffusamente nel libro – che, nel 1958, per essersi sposati civilmente, vennero definiti pubblici concubini dal vescovo di Prato. I Bellandi avevano un negozio che fu boicottato dai fedeli. Quando fecero causa al vescovo, la persero perché, da battezzati, continuavano ad essere sottoposti all’autorità ecclesiastica.
Certo, stiamo parlando degli anni 50, ma le leggi nel frattempo non sono cambiate.

È chiaro quindi che più gente si sbattezza e più la cosa da fenomeno “goliardico” diventa significativo. Che lo sbattezzo dia fastidio alla chiesa lo dimostra il fatto che di recente il papa ha modificato il diritto canonico per impedire agli sbattezzati di sposarsi in chiesa. Per farla breve e non entrare nel tecnico: Alessandro, che non è battezzato, se volesse potrebbe sposarsi in chiesa con il rito misto; Alberto che è sbattezzato, no.

Tuttavia il punto non è questo: a noi sembra che gran parte di quelli che pongono la questione dell’utilità dello sbattezzo abbiano fondamentalmente perso le speranze e si siano rassegnati a vivere in un paese in cui il concetto di laicità è quantomeno “elastico”. È una posizione cinica, che non accettiamo, ma che ha un fondamento: lo sbattezzo in sé non serve a nulla se non è la fine e/o l’inizio di un percorso personale/politico.

>>> Veniamo a voi. Chi è Beto? Quanto della storia raccontata in QQMS è esperienza reale?

La storia di Beto è quella di Alberto. Ci siamo basati, per scriverla, sui suoi appunti e suoi suoi ricordi. Quello che abbiamo modificato (sarà un 10%) l’abbiamo fatto per esigenze narrative e di sintesi. Presentando il libro in giro per l’Italia, comunque, abbiamo notato che la storia di Beto è anche quella di migliaia di persone che hanno deciso di abbandonare la chiesa cattolica: le stesse incomprensioni e le stesse difficoltà.

>>> Ci sono altri episodi tragicomici legati allo sbattezzo che non siete riusciti a inserire nel libro, o di cui avete sentito parlare indirettamente? Sfogatevi pure!

I metodi che utilizzano i preti per non sbattezzare le persone sono diversi, alcuni fantasiosi. Alcuni evitano di rispondere, altri (illegalmente) avvertono la famiglia, altri ancora chiedono di ripensarci una quindicina di giorni, oppure dicono di passare di persona. Un prete, non ci ricordiamo di dove, arrivò a mandare in risposta una lettera in latino.

Dopo aver pubblicato il libro poi ce ne sono successe diverse: siamo stati intervistati dalla rivista dei dehoniani “il Regno”, che ha usato un po’ allegramente le nostre risposte; siamo stati invitati a un piccolo festival letterario in provincia di Venezia – ma quando l’assessore che gestiva i fondi ha scoperto l’argomento del libro l’invito è stato ritirato; abbiamo ricevuto una lettera molto lunga e articolata di una fedele che ci chiedeva in definitiva di non mischiare la madonna con i bruscandoli…

>>> Cosa vorreste dire a chi si approccia al vostro libro con pregiudizio?

Di provare lo stesso a leggere il fumetto: è stato scritto proprio per lui.

feb
gen
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#OccupyWallStreet Teaser 2

Occupy Wall Street a fumetti

Nel 2011, prima della nascita del movimento…

  • Negli Stati Uniti, più del 54% della spesa discrezionale era impiegata per aggressioni imperialiste.
  • 6 milioni di americani avevano perso la casa.
  • Un milione di persone all’anno andava in bancarotta a causa delle spese mediche.
  • Negli Stati Uniti, morivano 100.000 persone all’anno perché era negata loro un’assistenza sanitaria soddisfacente.
  • La disoccupazione reale era aumentata vertiginosamente oltre il 20%.
  • Negli Stati Uniti, in media, la retta universitaria era aumentata del 900% dal 1978.
  • In media, il debito contratto da un neo-laureato era di 25.000 dollari.
  • Alcune società che avevano ottenuto altissimi profitti o avevano ricevuto grandi iniezioni di liquidità o sussidi non pagarono nessuna tassa per l’anno 2010. Fu il caso di Citicorp,Exxon/Mobil, Bank of America, Wells Fargo, Boeing, Verizon, News Corporation, Merck o Pfizer.
  • Era scomparso il 98% delle foreste primarie.
  • Era scomparso dagli oceani il 94% dei pesci di grandi dimensioni.
  • Il fitoplancton, il piccolo organismo che produce la metà dell’ossigeno che respiriamo, si era ridotto del 40% dal 1950.
  • Si estinguevano 120 specie al giorno.
  • Le industrie producevano 400 milioni di tonnellate di residui pericolosi all’anno.
  • Nell’89% delle città statunitensi esaminate, si era scoperto che l’acqua conteneva cromo esavalente, un elemento cancerogeno.
  • La temperatura media della terra era aumentata di circa 0,8 °C dal 1920.
  • Twitter contava 56 milioni di utenti attivi.
  • 600 milioni di persone visitavano Facebook ogni mese.
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