Archive for maggio, 2012

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SNAPSHOTS OF A GIRL /2 by Beldan Sezen

Snapshots of a Girl by Beldan Sezen

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Amsterdam in maggio è stata come Amsterdam in aprile, marzo e anche febbraio. Piovosa e ventosa, fredda. Gli occasionali raggi di sole sono salutati da tutti con corse a riempire terrazze, strade e parchi. Fino alla prossima nuvola.
Lo stesso giorno in cui il gabinetto olandese è caduto, la compagna di una mia amica è morta. Due eventi che non potevo prevedere. Uno mi ha messo di fronte alla mia stessa moralità, e all’irrevocabilità della morte. L’altro mi ha dato una vaga speranza riguardo il poter finalmente superare quel regno di arroganza che sta distruggendo le arti, la cultura, l’educazione, la vita degli immigrati e di chiunque cerchi di vivere una vita mosso da valori diversi dall’avidità e dall’egoismo. In meno di due anni la propaganda della destra olandese è riuscita a trasformare la parola “artista” in un insulto. Ora una persona può essere bollata con disprezzo come “artista” perché se ne gira in bicicletta cantando. Vecchie strutture e valori sono stati capovolti: il tempo ci dirà se era davvero per il meglio o no.

Di recente ho iniziato a lavorare al primo capitolo del mio libro, per il quale ho deciso di usare uno storytelling a temi, prima di iniziare col vero racconto momento per momento, sul quale tornerò più avanti. Volevo impostare da subito un certo mood, per cui ho cercato di ricordarmi com’era avere 18 anni. Nel momento in cui la penna ha toccato il foglio bianco, nel tentativo di fissare le deboli sensazioni che stavano riaffiorando, ho provato a immaginare di aprire una porta… ed eccoli, gli amici che ho perso di vista da tempo, i demoni!
Come quei parenti che non ci tenete a vedere, ma che si infilano in casa non appena aprite la porta e si mettono belli comodi. Sono stati fuori troppo tempo ad aspettare, determinati a non andarsene nonostante i miei timidi tentativi di fargli capire che non era il caso di fermarsi. Ora, una volta che sono entrati, mi ritrovo a correre in giro cercando di contenere rabbia inespressa, melanconia romantica e dolorosi rimpianti che si sono tolti le scarpe, si sono accomodati e hanno iniziato a chiacchierare ad alta voce. Tutti, a loro modo, lentamente ma inesorabilmente, mi sono entrati dentro, finché non mi sono trovata tra le braccia del quarto amico (e questo quando è arrivato?), la solitudine.

E pensare che volevo solo mettermi a scrivere, felicemente, voracemente. Sì, ho proprio dimenticato la prima lezione di “How to survive writing a GRAPHIC NOVEL” di Grady klein: “dimentica i tuoi demoni, e se non puoi unisciti a loro.” E, cosa più importante, la lezione 5: “non mollare!”
Quindi al posto di continuare ad essere infastidita per la loro presenza ho preparato dell’altro caffè, mi sono seduta e li ho ascoltati. E arrivati all’ultima goccia delle tazzine li ho salutati.

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Festival Galileiano 2012

Festival Galileiano 2012Qualche settimana fa abbiamo ricevuto via mail un invito un po’ particolare. Si trattava di portare un po’ di BeccoGiallo (testimonianze, storie, filosofia, etica) in una scuola superiore di Verona. A volte ci capita, e rispondiamo presenti sempre con piacere. Stavolta però non si trattava di una lezione canonica o un seminario dedicato, ma di dare un contributo libero e attivo alla due giorni di un festival autogestito particolarmente “illuminato”, che vi facciamo raccontare direttamente dal rappresentante d’istituto del Liceo Scientifico Galilei, Lorenzo Sfragara, che ci ha voluti della partita:

Il Festival Galileiano vuole essere la possibilità concreta dello studente di vivere la scuola in un modo alternativo ma altrettanto valido. L’idea si fonda sul concetto di “meeting”, ovvero sulla possibilità di trovare nella struttura scolastica una pluralità di eventi, attività, incontri e conferenze di diversi ambiti e tematiche (beni comuni, musica, violenza sulle donne, poesia, mercato equo e solidale, editoria, ambiente). È un momento pensato perché lo studente si possa confrontare in prima persona e sotto la sua responsabilità con la realtà, volto all’arricchimento personale e di gruppo, senza però limitare lo spirito di divertimento e la leggerezza che contraddistingue da sempre il nostro liceo. Partendo da queste premesse, riportate anche nel volantino che abbiamo distribuito per promuovere l’iniziativa, abbiamo iniziato un percorso che ci ha portati dalle discussioni preliminari di gennaio con il Consiglio d’Istituto all’approvazione finale e alla realizzazione del Festival. Abbiamo unito tutte le nostre forze disponibili nell’obiettivo di costruire un evento unico, per dimostrare a noi stessi che la scuola è un posto Bello e ai professori che gli studenti amano la scuola, se affrontata in un certo modo. Siamo stati supportati da Asi Verona (un ente di promozione per lo sport).

> Come funziona concretamente il Festival, per gli studenti?

Abbiamo impostato i due giorni di autogestione in modo da rendere disponibile agli studenti una vasta gamma di incontri. Ogni incontro, a seconda dell’orario e della tipologia, consegnava ai partecipanti un certo numero di gettoni. Ogni studente, per essere registrato come presente a scuola, doveva collezionare un minimo di 10 gettoni. In pausa pranzo, inoltre, abbiamo fatto sì che per gli studenti ci fosse la possibilità insolita di mangiare un risotto caldo anziché i prodotti dei distributori automatici, che ci fossero dei banchetti informativi come quello del gruppo di Amnesty International, e finite le attività abbiamo chiuso in bellezza con un aperitivo d’Istituto. Nel complesso, abbiamo cercato di dare continuità e coerenza alla due giorni.

> Che cosa significa per voi questo evento?

Significa molto. Vuol dire poter dimostrare con i fatti alla comunità scolastica tutta che gli studenti possono fare qualcosa di Bello e di Utile. Che possono arricchirsi culturalmente e insieme divertirsi. Non è poco, no?

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Mauro acchiappava notizie

Il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia e l’Associazione Ilaria Alpi, come ogni anno, hanno indetto un concorso dedicato a un reporter vittima di mafia o terrorismo. Per il secondo anno di fila, un giornalista senza tesserino che ha pagato con la vita il suo impegno si è visto onorato dell’iniziativa. Dopo Peppino Impastato, stavolta è toccato a Mauro Rostagno. E per il secondo anno di fila ho avuto l’occasione di far parte della giuria (stavolta insieme a Maddalena Rostagno ed Enrico Deaglio) e di poter parlare di un vero mito del giornalismo davanti alla platea perugina. Giornalista irriverente e modernissimo, sociologo appassionato e innovativo, padre del ’68 italiano e dei centri sociali, Mauro è stato ammazzato dalla mafia a Trapani il 26 settembre 1988 per avere svelato le connessioni tra criminalità organizzata, massoneria e politica. Tra i tanti elaborati che sono stati valutati con attenzione dalla giuria, ci piace segnalarvi il breve ma emozionante video di Paolo Matteo Maggioni “Mauro acchiappava notizie”. Si tratta di un punto di vista originale e commovente sul tema del concorso, ossia raccontare la vita di Rostagno, che onora ed emoziona noi autori del fumetto Mauro Rostagno – Prove tecniche per un mondo migliore. Il documentario, su cui mi sono astenuto sentendomi parte in causa e troppo emotivamente coinvolto, ha vinto una menzione speciale.

Marco Rizzo

 

 

Domani si svolgerà il 28esimo (non avete letto male) appello del processo per l’omicidio Rostagno. Non dimentichiamocene.

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Snapshots of a Girl /1

Snapshot 1

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Bloccata. Sono bloccata. Eccomi qua, in un soleggiato sabato pomeriggio di Aprile, uccellini che conversano alla finestra, un caffè, il contratto con BeccoGiallo sul tavolo e la splendida possibilità di postare regolarmente nel loro blog per presentarmi ai loro lettori, ma… niente! Come se non avessi mai scritto una parola o disegnato una linea in vita mia.
Che bel modo di presentarvi me e il libro che sto preparando, cari lettori. Non come l’affermata (più o meno) professionista delle graphic novel che con calma e sangue freddo, disciplina e costanza quotidiana lavora al suo secondo libro, ma come l’artista-barra-fumettara per cui il multitasking è uno stile di vita, che rende possibile questo mondo chiamato arte sequenziale.
Un mondo in cui sono entrata fin da piccola. Figlia di genitori turchi, cresciuta in Germania, ho avuto la fortuna di avere a disposizione fumetti e animazione di entrambe le origini in egual misura. E grazie a mio padre, che lavorava in una stamperia, in casa mia non è mai mancata la carta straccia, di ogni dimensione. Autodidatta fin da piccola, e ancora lo sono.

L’equilibrio tra parole e immagini è un equilibrio tra video-making e lavori grafici freelance, questioni più concrete come mangiare o sistemare un pc, poi all’improvviso mostre e viaggi, tasse e multe da pagare, fare un po’ di palestra, pattinare nel parco, guardare fuori dalla finestra. Un equilibrio tra il vedere gli amici e il non vederli quando il lavoro lo impone. E in mezzo a tutto questo l’irresistibile momento in cui mi trovo di fronte a delle pagine bianche. Pacifica e rilassata come nel mezzo di un vortice, le mani sudate e un sorriso stampato in faccia. Espiro.

Quindi che posso dirvi sul libro… hmm, è una graphic novel in bianco e nero, con qualche tono di grigio, riguardante gli anni del mio coming out. Ho avuto qualche coming out prima di tutto verso me stessa, ammettendo e accettando la mia attrazione di donna verso altre donne. E con quelli sono arrivati tanti momenti per decidere di uscirmene dall’invisibile, dall’indicibile, innominabile.
Raccontare ai propri cari delle proprie “preferenze sessuali” e raccontargli qualcosa che non si aspettano, qualcosa di fuori dalla norma, che andrà a disturbare il comodo silenzio mutuale. Sapere che comunque non è giusto negare agli altri la gioa e la felicità che provo. Rendere visibili, tangibili gli affetti e le preoccupazioni verso una persona che amo senza dovermi mordere la lingua per qualcuno che blocca il mio cuore, la mia mente e la mia figa. Negare questo a me e agli altri, rinnegare parte di me è inaccettabile.
E perché farlo?