Archive for gennaio, 2013

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#OccupyWallStreet Teaser 2

Occupy Wall Street a fumetti

Nel 2011, prima della nascita del movimento…

  • Negli Stati Uniti, più del 54% della spesa discrezionale era impiegata per aggressioni imperialiste.
  • 6 milioni di americani avevano perso la casa.
  • Un milione di persone all’anno andava in bancarotta a causa delle spese mediche.
  • Negli Stati Uniti, morivano 100.000 persone all’anno perché era negata loro un’assistenza sanitaria soddisfacente.
  • La disoccupazione reale era aumentata vertiginosamente oltre il 20%.
  • Negli Stati Uniti, in media, la retta universitaria era aumentata del 900% dal 1978.
  • In media, il debito contratto da un neo-laureato era di 25.000 dollari.
  • Alcune società che avevano ottenuto altissimi profitti o avevano ricevuto grandi iniezioni di liquidità o sussidi non pagarono nessuna tassa per l’anno 2010. Fu il caso di Citicorp,Exxon/Mobil, Bank of America, Wells Fargo, Boeing, Verizon, News Corporation, Merck o Pfizer.
  • Era scomparso il 98% delle foreste primarie.
  • Era scomparso dagli oceani il 94% dei pesci di grandi dimensioni.
  • Il fitoplancton, il piccolo organismo che produce la metà dell’ossigeno che respiriamo, si era ridotto del 40% dal 1950.
  • Si estinguevano 120 specie al giorno.
  • Le industrie producevano 400 milioni di tonnellate di residui pericolosi all’anno.
  • Nell’89% delle città statunitensi esaminate, si era scoperto che l’acqua conteneva cromo esavalente, un elemento cancerogeno.
  • La temperatura media della terra era aumentata di circa 0,8 °C dal 1920.
  • Twitter contava 56 milioni di utenti attivi.
  • 600 milioni di persone visitavano Facebook ogni mese.
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SNAPSHOTS OF A GIRL /8 – Beldan su Indiegogo

Snapshots of a girl su Indiegogo

Clicca per ingrandire

Questo appuntamento con Beldan Sezen è un po’ particolare.

Ormai dovreste conoscere il personaggio, e aver inquadrato la sostanza e il significato del progetto Snapshots of a Girl. La vita di Beldan a fumetti, certo, ma anche un modo di raccontare il processo di scoperta della propria sessualità e il coming out di una giovane donna in diversi paesi, sempre a cavallo tra cultura cristiana e islamica. Una testimonianza rara e preziosa, la cui testimone chiede ora un piccolo sostegno.

Beldan ha infatti lanciato una campagna Indiegogo per riuscire a concentrarsi pienamente sul libro, a pochi mesi dalla data di pubblicazione prevista. In cambio di una donazione offre ringraziamenti grandi e piccoli, dalla calamita ad alcuni artwork, fino all’inclusione nel libro come personaggi. Non si tratta di finanziare la realizzazione del libro dunque, ma di supportare il lavoro di Beldan.

Se volete dire “io ci sono“, questa è la pagina da visitare. Per tutto il resto vi lasciamo alle parole della protagonista:

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#ParlarediTAV con Canetta e Milanesi

#parliamodiTAV

Come promesso continuiamo a parlare di TAV. Prima di dare spazio alle vostre recensioni (se ancora non avete provveduto ad inviare la vostra scoprite qui come fare) però diamo spazio ad altri due graditi ospiti, Ernesto Milanesi e Sebastiano Canetta, che da giornalisti d’inchiesta vogliono dire la loro sul lavoro di Claudio Calia. Un libro-strumento che disponibile nel formato a voi più comodo, cartaceo o digitale che sia, per essere sempre pronto all’utilizzo. Buona lettura:

“Non mettetelo sullo scaffale dei fumetti, insieme a tutti gli altri. Fate, piuttosto, spazio nella sacca degli attrezzi, e riponetelo con cura tra gli utensili indispensabili. Dossier Tav di Claudio Calia (edizioni BeccoGiallo) è utile quanto una chiave inglese, una livella a bolla oppure un cacciavite a stella.
Strumento di pronto impiego; indispensabile per smontare (e rimontare per il verso giusto) vent’anni di mito dell’Alta velocità, e ricostruire la vera storia del Ponte di Messina… della Val di Susa.

Soprattutto, le 120 tavole “macchiate” (con il solito stile) da Calia permettono di misurare la lunghezza dei binari del «dialogo» nell’era del “regime democratico”, consentono di vedere cosa si nasconde sotto le traversine della Ragion di Stato, e di tracciare, finalmente, i confini della «pubblica utilità» cucita su misura della lobby dei calce-struzzi.

Dossier Tav è un’inchiesta giornalistica in piena regola: precisa, puntuale, documentata fin nei minimi dettagli. Nuvole parlanti ma di dati, numeri, cifre, statistiche e studi tecnicamente incontrovertibili. Un lavoro impeccabile quanto basta ad archiviare i contrappunti dei nostalgici del “futurismo”, sempre ancorati al fascino di zang e tumb.

Basterebbe questo, insieme al “suicidio” di Sole e Baleno e alla dozzina di pagine sulla “caduta” dal traliccio del «cretinetti» Luca Abbà. Se non fosse che Calia mette fino in fondo il Becco (e il pennarello) sul vero nodo della questione. «Democrazia fa rima con non si può». E bisogna fare attenzione a evitare «equivoci» e «confusioni», come avverte il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli. Peccato che il legalismo, insegna Dossier Tav, non sempre fa rima con legalità, e che le tavole “rotonde” mal si concilino con la militarizzazione della montagna (per questo ci vogliono gli Osservatori “quadrati”).

Ma il carotaggio di Calia restituisce la vera composizione del terreno su cui si gioca la partita sul Tav, e illustra anche la prospettiva dei tifosi dell’opera: dai sindaci embeeded della Val di Susa, ai tecnici Monti&Passera, passando per la sussidiarietà democratica del segretario Pd Bersani. Un Risiko giocato sulla pelle di gente in carne e ossa, gestito con i dadi rossi dell’ordine pubblico e il tris di carri armati.

Una propria prova di forza, magistralmente riassunta dal quaderno degli appunti “originali” di Calia, talmente dessinéè da essere fotocopiati nel dossier.”

- Ernesto Milanesi e Sebastiano Canetta

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#ParlarediTAV con @zerocalcare

#parliamodiTAV

Mentre la promessa novità sul libro è arrivata (niente meno che l’uscita in formato eBook) cominciano ad arrivare anche le recensioni dei nostri ospiti. Partiamo oggi con l’intervento di Zerocalcare, ma non dimenticate che continuiamo ad aspettare anche che voi vi mettiate a parlare di TAV: in palio una tavola originale del fumetto. Buona lettura, e buone riflessioni, il primo dell’anno come ogni altro giorno.

Metto le mani avanti fin da subito, per me è molto difficile dare un giudizio obbiettivo su quest’opera. Perché Claudio Calia in qualche modo lo sento appartenere alla mia famiglia, tipo una specie di cugino lontano che parla coll’accento strano. E perché la storia che racconta è anch’essa una storia di famiglia.

Come Claudio confessa subito, sin dalle prime pagine del libro, neanche io sono mai stato in Val Susa. Ma la storia recente di quella valle la sento ugualmente come una storia di famiglia, che coinvolge i miei affetti e le mie emozioni, fatta di telefonate all’alba perché stanno sgomberando il presidio o perché stanno imboccando le guardie a casa della gente, e Tizio l’hanno portato in carcere e a Caio invece gli hanno dato i domiciliari. Insomma, chi decide di fare un fumetto sulla TAV con me gioca in casa. E a me bastava quello: ritrovarci le emozioni di questi anni, dalla morte di Sole e Baleno, che nel 1998 mi fece scoprire per la prima volta l’esistenza della Val Susa, fino ai più recenti assedi al cantiere. E quest’obbiettivo il libro lo raggiunge. Ma ne aggiunge un altro, magari meno empatico per quanto mi riguarda ma sicuramente più prezioso se consideriamo lo scopo del libro: senza nessuna pretesa di imparzialità, Claudio racconta una storia, espone motivazioni, snocciola dati, con grande sincerità e trasparenza, dando voce ad entrambi gli schieramenti. E non lo fa per mezzo della propaganda becera, quella che pure da ambo le parti è stata messa in campo negli anni; io stesso probabilmente sarei caduto in quell’errore: citare i giornalisti più ridicoli ed embedded, i discorsi più belligeranti ed irragionevoli di chi tanto parla di legalità e dialogo, insomma mostrare gli aspetti più grotteschi e macroscopicamente contraddittori del fronte Si Tav.

Claudio sceglie un approccio meno populista ed intellettualmente più onesto, senza dare spazio agli eccessi ed al folklore, riportando invece quelle che sono le posizioni più asciutte e significative dei due schieramenti. Ed è una scelta che funziona. In questo senso il libro è “efficiente”, informa, racconta, è uno strumento *utile* a capire cosa è successo negli ultimi anni su quel territorio e qual’è la posta in gioco. Sembra poco, ma in un sistema mediatico che ha scelto di scendere in campo con l’artiglieria pesante al servizio di una delle due parti (basti pensare a come è stata trattata la famosa vicenda del manifestante che da della “pecorella” al carabiniere, raccontata anche nel libro e ricollocata in un ottica di banale buon senso), un’opera così è un servizio non tanto al movimento No Tav, quanto a chi cerca di leggere i fatti di questo paese senza rinunciare allo spirito critico.

E che questo servizio ancora una volta lo faccia un fumetto, non può che rendermi felice.”

- Zerocalcare