BeccoGiallo a scuolaCapita pure, in questo strano mestiere, che ci chiamino a “tenere lezioni” nelle scuole. E così ci si trova a raccontare attraverso il blog dell’avventura vissuta qualche tempo fa nella piccola ma dinamica scuola media del paesino di Vigodarzere (PD), piuttosto che del seminario al corso di Sociologia della Comunicazione dell’Università di Padova tenuto dal giovane professor Romania.

Parliamo del nostro lavoro, di come cerchiamo di trasporre fatti spesso delicati della nostra storia in forma di fumetto, del significato più generale che per noi ha tutto questo. Ma come parlarne a ragazzi così giovani? Il termine “impegno civile”, per esempio, non è detto che arrivi, ci vuole qualcosa di più tangibile. E allora perché non provare a farli direttamente con loro, i fumetti che parlano di storie importanti?

Abbiamo strutturato questi incontri in modo molto semplice. Una parte teorica, per raccontare ai ragazzi quali sono i passaggi creativi fondamentali (idea, soggetto, sceneggiatura, disegni) e le fasi più tipiche della lavorazione editoriale (lettering, impaginazione, stampa, distribuzione, promozione). E poi una parte pratica, per fargli toccare con mano gli strumenti del lavoro.

La risposta? Stupefacente. Abbiamo chiesto loro quali fossero le storie sentivano il bisogno di raccontare per non dimenticare certi fatti, o per far cambiare le cose che non funzionano. Ci hanno parlato di sicurezza a scuola, di strade che tagliano in due paesi, di pedofilia, di bullismo. Temi seri, storie vere, in cui molti dei ragazzi, o le loro famiglie, si sono sentiti almeno per un giorno di “mettere il Becco”.

Gli abbiamo mostrato Peppino Impastato, spiegando loro che anche i giovani autori di questo libro si erano trovati a vivere delle situazioni ingiuste, e hanno sentito il bisogno di raccontarle. Per fare in modo che anche un ragazzo della provincia padovana possa essere in grado di comprendere una realtà che – solo apparentemente – non lo riguarda da vicino.

Partendo da questo parallelo, con questi presupposti, tutto il resto è venuto da sé. Trovare un’idea, impostare un primo soggetto per trasmettere le informazioni importanti in modo accattivante, descrivere la tavola di una scena chiave vignetta per vignetta, trovare un titolo adatto al progetto e capire il tipo di immagine ideale per la copertina dell’ipotetico libro. Nel poco tempo a disposizione, tutte le classi hanno saputo produrre un qualcosa che forse non arriverà mai sulla carta, ma che probabilmente rimarrà per qualche tempo dentro di loro. Come è stato per noi.