giacomo bendotti

Misteri d’Italia e Sinai: dal 13 luglio in libreria

Appuntamento con tre libri BeccoGiallo il 13 luglio in libreria: i primi due volumi della nuova collana Misteri d’Italia, destinata a riproporre le uscite più significative di più di dieci anni di attività della casa editrice, in nuove versioni rivedute e aggiornate a partire dalle biografie di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e l’esordio come autore completo di Lelio Bonaccorso con Sinai, un diario di viaggio realizzato in presa diretta.

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Giovanni Falcone nasce a Palermo il 20 maggio 1939. Giudice, magistrato, simbolo nazionale della lotta contro la mafia, è stato — con Paolo Borsellino — il rappresentante di punta del pool antimafia che negli anni Ottanta ha indagato sulla criminalità organizzata.
Al suo impegno si devono la collaborazione del boss Tommaso Buscetta e lo storico Maxiprocesso a Cosa Nostra, che si è concluso con più di 300 condanne.
Dopo aver subito minacce e delegittimazioni pubbliche, Giovanni Falcone è stato assassinato il 23 maggio 1992 assieme alla moglie e agli agenti della scorta nella cosiddetta Strage di Capaci, lungo l’autostrada A29, nei pressi di Palermo. Sarà il giudice Borsellino, agli occhi dell’opinione pubblica italiana, a raccoglierne il testimone.

Giovanni Falcone
di Giacomo Bendotti
Prefazione di Maria Falcone
Dal 13 luglio in libreria

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Il 23 maggio 1992, all’Ospedale Civico di Palermo, Paolo Borsellino abbraccia per l’ultima volta Giovanni Falcone prima che muoia. Agli occhi dell’opinione pubblica Borsellino diventa l’erede naturale del giudice Falcone. Per Cosa Nostra il prossimo nemico da abbattere. Il 19 luglio 1992 Borsellino muore nella strage di via D’Amelio assieme agli agenti della scorta. L’agenda rossa sulla quale appuntava ogni dettaglio scoperto dopo la morte di Falcone — tra cui probabilmente le rivelazioni del pentito Gaspare Mutolo sulle infiltrazioni mafiose negli apparati dello Stato — sparisce dal luogo dell’attentato e non viene più ritrovata.
Cosa c’era scritto nell’agenda di Borsellino? Perché qualcuno ha voluto cancellarne ogni traccia?

Paolo Borsellino. L’agenda rossa
di Giacomo Bendotti
Prefazione di Rita Borsellino
Dal 13 luglio in libreria

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Un reportage sui Beduini del Sinai, sulla saggezza di un popolo antico, sul valore del tempo che passa, sulla felicità.
Un diario di viaggio in presa diretta per cominciare a conoscere una cultura straordinaria.
Abitante del deserto da più di mille anni, ospitale e silenzioso, testimone di una saggezza millenaria che abbraccia il Mar Rosso e il Monastero di Santa Caterina sul Monte di Mosè (uno dei luoghi sacri più antichi al mondo), il popolo dei Bedu – come si definiscono i Beduini del Sinai – è custode di una cultura affascinante ancora poco diffusa in Occidente.
Questo reportage, che è prima ancora un diario di viaggio in presa diretta, è uno strumento utile per cominciare a conoscerla.
Il Sinai è il posto perfetto per chiunque abbia smarrito la strada. Il mio invito è semplicemente di andare a visitarlo: non ne rimarrete delusi.

Sinai. La terra illuminata dalla luna
di Lelio Bonaccorso, con la collaborazione di Fabio Brucini
Dal 13 luglio in libreria

Mc Mafia: camorra, ‘ndrangheta e mafia nella storia del fumetto

Pensata da Associazione daSud, “Mc Mafia” è una mostra inedita sulla rappresentazione delle mafie nel mondo del fumetto. Intervista a Giacomo Bendotti, autore di due graphic novel su Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Tratto da cno-webtv.it

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#ScusateIlDisturbo: Uno su mille… ce la fa!

Autori si nasce? Autori si diventa? Come si convince un editore a pubblicare un proprio progetto a fumetti?

Abbiamo chiesto ad alcuni autori e autrici BeccoGiallo di raccontarci come hanno conosciuto e come si sono proposti alla casa editrice per far nascere i loro primi lavori a fumetti.

Nella speranza che questo piccolo scorcio sul dietro le quinte dell’attività editoriale possa essere utile anche agli autori e alle autrici che verranno, è proprio a loro – ai nuovi giovani sceneggiatori, sceneggiatrici, disegnatori e disegnatrici in cerca di editore – che dedichiamo questa puntata di #scusateildisturbo.

Ecco a voi i ricordi di Elisabetta Benfatto (con un disegno a sorpresa!), Marco Rizzo, Simone Cortesi, Claudio Calia, Marco Tabilio e Paolo Castaldi.

E come sempre: grazie a Sara Mazzuccato e ad Alessandro Pedrocco per l’aiuto!

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Le note dell’autore di “Paolo Borsellino, l’agenda rossa”

Paolo Borsellino, l'agenda rossaVerità, ipotesi, invenzioni. A distanza di vent’anni dalla strage di via D’Amelio, la verità giudiziaria sui mandanti occulti dell’eccidio è ancora tutta in discussione. È storia recente che il processo sull’uccisione di Borsellino e degli uomini della sua scorta ha subito un massiccio depistaggio ed è quindi da rifare.
In un quadro ancora indefinito c’è un’ipotesi che si accredita con più forza delle altre: Borsellino è stato ucciso perché era venuto a conoscenza della trattativa fra Stato e mafia, e vi si opponeva. Naturalmente in delitti di una certa portata non esiste mai un solo movente, e neanche un solo colpevole.

Nell’affrontare questo fumetto sugli ultimi due mesi di vita di Borsellino, prima di cominciare a scrivere, ho cercato a lungo di farmi un’idea su quanto è successo tra la strage di Capaci e la strage di via D’Amelio. A tale scopo, oltre a consultare la letteratura in materia, ho voluto incontrare alcuni tra amici, conoscenti, colleghi, parenti del giudice.
Nel mio sopralluogo di sceneggiatura a Palermo l’ultima persona con cui ho parlato è stato il giudice Teresi. La riflessione con la quale mi ha salutato il magistrato collega di Borsellino ha in qualche modo guidato il mio racconto. In risposta alle mie infinite domande sui mandanti della strage, Vittorio Teresi ha provato a spiegarmi che non è importante stabilire se il comando sia arrivato a Cosa Nostra da uomini dello Stato, dei servizi segreti o delle forze dell’ordine.

Non è rilevante se questa comunicazione sia avvenuta o meno. Ciò che bisogna chiedersi è chi aveva interesse a uccidere Borsellino. I vertici di Cosa Nostra non avevano bisogno di ricevere ordini. Era sufficiente la consapevolezza del consenso rispetto all’azione. Allargando questa riflessione a un perimetro più largo sentirei di dire che le colpe della morte di Borsellino vanno distribuite collettivamente tra chi aveva significativi interessi nella sua eliminazione e chi provava semplicemente insofferenza. A favorire la mafia sono le convergenze di interessi di una fetta del Paese troppo larga per individuare una manciata di capri espiatori.

A partire da questa convinzione ho immaginato di rappresentare Borsellino come un uomo isolato, circondato ovunque da zone grigie di rapporti tra le istituzioni e la mafia. Ho sposato l’ipotesi della trattativa come causa fondante della strage, ma ho suggerito che anche nella Procura e in Polizia c’erano comportamenti oscuri.

[…]

Nelle ultime settimane di vita Borsellino teneva due agende: su di una, quella grigia, annotava gli appuntamenti, mentre sull’altra, l’agenda rossa, scriveva tutto il resto. Borsellino non amava i diari. Prima di quel giugno del 1992 non aveva mai sentito l’esigenza di mettere nero su bianco né accadimenti né riflessioni.
La strage di Capaci però cambia ogni cosa. “Per me è finito il momento di parlare. Sono successi troppi fatti in questi mesi, anch’io ho le mie cose da scrivere, e qua dentro ce n’è anche per lei.” Così risponde Borsellino al maresciallo Canale che lo vede prendere appunti all’alba in un hotel di Salerno.

Giacomo Bendotti

Prosegue nel libro “Paolo Borsellino, l’agenda rossa“, in uscita l’11 luglio.