#scusateildisturbo

Un racconto corale a puntate sul web, realizzato da Sara Mazzucato con le musiche della Piccola Bottega Baltazar, che ricostruisce i primi 10 anni di “resistenza editoriale” dalla prospettiva di chi ci ha visti crescere più da vicino.

E ora qualcosa di completamente diverso: Il senso della Brexit per Nigel Farage

Ormai è passato qualche tempo dal voto referendario dal risultato epocale che ha scosso l’Europa.
I sudditi di sua Maestà hanno deciso di lasciare l’UE ma…siamo sicuri che abbiano capito bene per cosa hanno votato?
E sopratutto, come ci avrebbero raccontato tutto questo gli inglesissimi Monty Python?

Ce lo mostrano Luca Amerio e Sara Antonellini con questa breve ma brillante intervista al popolo inglese!

TITOLO

[Download-IlSensoDellaBrexit]
“Il senso della Brexit secondo Nigel Farage”
di Luca Amerio e Sara Antonellini

 

seveso – 40 anni dopo

10 luglio 1976.

Sono passati 40 anni da quel caldo sabato di luglio. Quel giorno in cui nel cielo di Seveso non si vedeva nulla se non un’infinita coltre opaca. Quel sabato in cui lo stabilimento ICMESA di Meda sbuffò i suoi vapori misteriosi sulle cittadine limitrofe avvelenando persone, animali e piante.
Dopo proteste, analisi, indagini e domande insistenti, finalmente ai cittadini venne comunicata la natura di quei vapori.
Diossina.
Un termine che oggi abbiamo imparato a conoscere e a temere ma che nel luglio del 1976 per gli operai dell’ ICMESA e le loro famiglie non era che un parolone che indicava qualcosa che “non fa bene”.

Troppo tardi vennero presi provvedimenti, troppo tardi vennero verificate le cause e le responsabilità dell’evento.
Tanti bambini si svegliarono con la pelle martoriata dagli effetti del gas, tanti ortaggi furono avvelenati e comunque consumati, decine di famiglie non sarebbero più tornate alle loro case, che vennero abbattute perché contaminate, 80.000 animali sono morti tra quelli deceduti subito dopo l’incidente e quelli soppressi per precauzione.

Sono passati quattro decenni, ma questa vicenda, uno dei più gravi disastri ambientali di sempre, così poco nota alle nuove generazioni, è ancora vivida nelle memorie degli abitanti di Seveso e dintorni.
Un incidente, una leggerezza, un errore, una falla, una disgrazia, una mancanza.
Lo si può chiamare in tanti modi quello che è successo quel giorno a Meda, ma di certo non lo possiamo chiamare “passato” e non lo possiamo dimenticare.

“Il caso Seveso” è un libro a fumetti di Francesca Cosi, Alessandra Repossi e Sara Antonellini e cerca di raccontare la vicenda.
All’inizio del volume trovate la prefazione di Massimiliano Fratter, direttore del Bosco delle Querce di Seveso e Meda che quel giorno lì a Seveso c’era.

Vi riportiamo qui di seguito lo scritto di Fratter in versione integrale.

Il libro potete trovarlo nelle librerie o a questo link.

 

Seveso_Interni_48

“Il passato, il presente, il futuro di Seveso”

di Massimiliano Fratter, direttore del Bosco delle Querce di Seveso e Meda

 

C’ero. Ed ero un bambino, in quel caldo sabato di luglio

del 1976. Un altro secolo. Un’altra storia, forse. E ho tre ricordi nitidi. Il giorno dell’incidente con il fischio – durato alcuni secondi – e l’odore. Insopportabile. Che inquinò l’aria

per alcune ore, almeno fino a sera. Il secondo frammento risale a dieci giorni dopo, quando la notizia della fuoriuscita della nube tossica dall’Icmesa è ormai di dominio pubblico, e

i miei genitori decidono di “evacuarmi” (la mia famiglia non

dovette lasciare casa) per portarmi dagli zii a Meda (a Meda!),

ma a nord della fabbrica che si trovava proprio al confine tra

i due paesi. Il vento, al momento della rottura del disco di sicurezza (la sicurezza di chi?) del reparto B soffiava in direzione sud-sudest. La zona dove abitavano i miei zii non

era stata colpita. O almeno, non il 10 luglio. Perché l’Icmesa produceva e inquinava dal 1948 (i lavori di costruzione dello

stabilimento erano terminati un anno prima) e non c’erano all’interno dei suoi obsoleti impianti ventilatori che potessero dirigere gli inquinanti da Meda verso Seveso. Perché farlo, poi? C’era il fiume dove scaricare tutto quello che era possibile scaricare, e alle lamentele della popolazione o delle autorità si rispondeva, spesso, con il denaro o con la minaccia dei licenziamenti. E il posto di lavoro era sacro, nell’Italia post seconda guerra mondiale, nell’Italia degli anni ‘50. Nell’Italia del boom economico. Come oggi. In fondo, quando morivano le pecore o gli animali si pagava, e di tosse non è mai

morto nessuno. Questi italiani. Sempre pronti a lamentarsi, invece di ringraziare chi aveva portato denaro e benessere. E comunque all’Icmesa non si inquinava: parola di Givaudan Hoffman La Roche. Proprietari che vivevano in Svizzera. Dove ordine e pulizia sono valori sacri. E per gli ansiosi da presunto inquinamento c’era sempre il Valium (marchio registrato), perché Hoffman La Roche teneva (e tiene ancora) alla salute. E al profitto, naturalmente. L’ultimo mio ricordo è legato al periodo successivo e non può essere collocato in un periodo preciso. Almeno nella mia mente. Un ricordo fatto di divise e tute. Erano quelle dei soldati chiamati a pattugliare la zona più contaminata, la famigerata zona A (c’era poi una

zona B – non evacuata – e una zona di Rispetto, con tracce minori di diossina. Io vivevo in quest’ultima ed ero “rispettato”, quindi). E quelle degli addetti alla bonifica. Crescevo e

loro erano lì, parte integrante del mio – del nostro – vivere quotidiano, e raccontavano, evidenziavano una normalità “altra”. Durata complessivamente quasi dieci anni e che via via cercava di riportare la città a una vita normale, con la fine dei lavori di bonifica che terminano con la nascita del Bosco delle Querce, nel 1983, e i lavori di realizzazione del parco terminati tre anni dopo, nel 1986.

Sono rimasto. E poco più che ventenne (siamo all’inizio degli anni ‘90 dell’altro secolo), incontro un piccolo gruppo di donne e uomini che hanno deciso di impegnarsi per il bene della città “adottando” un’area degradata, il Fosso del Ronchetto. 7,5 ettari lontani dal Bosco delle Querce ma che

rappresentano il desiderio di prendersi cura della città dove vivono. Seveso, appunto. Sono le socie e i soci del locale circolo di Legambiente, dedicato a Laura Conti, medico e all’epoca dell’incidente consigliera regionale in Lombardia, molto vicina alla Comunità. Lei che arriva da Milano per cercare di comprendere. Per aiutare. Per proporre. Amata da pochi, avversata da molti. Donna dalle posizioni forti e dalle parole chiare su molti temi che la democristiana Brianza non vuole

proprio ascoltare. Di cui non si deve parlare, meglio tacere. E lasciar passare il tempo. E dimenticare: “Un anniversario da dimenticare”. Così Il Cittadino, il settimanale locale cattolico più letto all’epoca, ricordava il ventesimo anniversario dell’incidente, il 10 luglio 1996. Le amiche e gli amici del Circolo sostengono invece che la rielaborazione di ciò che è accaduto e delle sue conseguenze è un’opportunità di crescita e cura per una Comunità ancora dolente. Nonostante la voglia di rimozione. Crediamo (perché anch’io mi iscrivo a Legambiente), che la Storia sia uno strumento di sollievo, e alla fine del secolo iniziamo a elaborare un progetto che diverrà poi la colonna portante di un percorso durato più di quindici anni. Nasce il “Ponte della Memoria”. Iniziamo a ricostruire l’archivio sociale della “vicenda Seveso”. Ascoltiamo storie. Raccogliamo storie. Raccontiamo la Storia. Entriamo al Bosco delle Querce. Il parco è aperto al pubblico dal 1996, ma

quasi nessuno lo frequenta. All’inaugurazione l’allora presidente di regione Roberto Formigoni parla davanti al deserto (tranne le cosiddette Autorità e pochi obbligati non c’è praticamente anima viva). Il parco è una sorta di non-luogo. Io stesso, che abito a poche centinaia di metri dall’ingresso,

non ci sono mai entrato. Con il “Ponte della Memoria” inizia un percorso di rielaborazione e riappropriazione che porterà alla vera e propria apertura del Bosco nel 2004, quando, davanti a centinaia di sevesine e sevesini (durante la giornata continuo fu l’afflusso per visitare il percorso appena aperto), viene inaugurato il percorso della Memoria all’interno

del parco: undici pannelli per cercare di non dimenticare. E sono ancora tante le persone che negli anni donano all’Archivio i propri documenti. Le scuole iniziano a chiedere di essere accompagnate al Bosco per conoscere. E il progetto trova il sostegno istituzionale del Comune di Seveso e della Fondazione Lombardia per l’Ambiente, nata nel 1986 proprio per valorizzare l’esperienza di Seveso e che, per la prima volta, sostiene economicamente un progetto per la Comunità. Meglio tardi che mai. Oggi la Fondazione ha trovato la sua sede definitiva a Seveso, e anche questo è un passo verso la pacificazione: perché Seveso, la sua esperienza e il lavoro stesso della Fondazione non sono più qualcosa da nascondere, da relegare esclusivamente nell’ambito tecnico-scientifico, ma diventano nomi e buone pratiche da narrare. Le direttive europee in materia di rischio industriale prendono

il nome di “Direttiva Seveso”. La Città diviene un luogo da

visitare e conoscere. Sono ancora qui. Il Bosco delle Querce è diventato la mia seconda casa. E il mio lavoro. E quanto seminato con il Ponte della Memoria continua a dare buoni frutti. Da coltivare. Per fare finalmente altri passi in avanti senza omertà o silenzi rispetto anche agli angoli meno chiari della vicenda. O a quelli volontariamente taciuti (anche dal sottoscritto, all’epoca responsabile del Progetto) perché non si dovevano alterare alcuni “equilibri sensibili”. Il Ponte era sostenuto dal Comune. Dalla Fondazione. La Brianza ha cambiato colore (verde, azzurro, rosso pallido), ma è solo un’apparenza. Perché nella propria intimità è sempre rimasta Bianca, Cattolica, Reazionaria. Ed è meglio non stimolare nervi ancora scoperti come i risarcimenti o l’aborto (nel 1976 in Italia l’aborto non era ancora legale, ma a Seveso furono autorizzati gli aborti a scopo terapeutico, con le donne che sceglievano

questa strada sottoposte a un vero e proprio processo, quasi una tortura, senza possibilità di assoluzione). Tutto è Passato. Andiamo avanti. Fino a un certo punto: perché il processo di pacificazione non troverà pieno compimento fino a quando non si deciderà di sanare tutte le ferite. Senza tacere. Con i contributi di tutti e di tutte. Anche con l’apporto di Alessandra Repossi e Francesca Cosi, e con le tavole di Sara Antonellini. Su Seveso si è scritto tanto. Magari troppo e qualche volta a sproposito. Mai si era disegnato. È questa, dunque, una prima volta importante. Ricca, che deve far riflettere. E che non mette un punto definitivo, purtroppo. Perché c’è un altro disegno. Quello di un’autostrada che vorrebbe passare dove oggi c’è il Bosco delle Querce. Sbancare i terreni mai bonificati. Quelli

un tempo classificati in zona B e dove, sotto, si trova la diossina. Riportare a Seveso le tute bianche, visto che all’interno del cantiere si dovrà operare in sicurezza. Ci sono il progetto definitivo e la volontà politica di Regione Lombardia, ma per

fortuna non ci sono ancora i fondi. Che, sostiene Regione Lombardia, prima o poi si troveranno.

E io osservo il mio territorio dove, nel bene e nel male, ci

sono le mie radici, la mia vita. E sono preoccupato. Mi chiedo se tutto quello che abbiamo costruito negli anni sia stato utile. Perché, se dovesse concretizzarsi lo scenario devastante dell’autostrada Pedemontana Lombarda, dovremo rivivere la Storia. Calerà di nuovo il buio. Tornerà per noi l’incubo. E sarà una tragedia. Tutta italiana, questa volta.

#ScusateIlDisturbo: Uno su mille… ce la fa!

Autori si nasce? Autori si diventa? Come si convince un editore a pubblicare un proprio progetto a fumetti?

Abbiamo chiesto ad alcuni autori e autrici BeccoGiallo di raccontarci come hanno conosciuto e come si sono proposti alla casa editrice per far nascere i loro primi lavori a fumetti.

Nella speranza che questo piccolo scorcio sul dietro le quinte dell’attività editoriale possa essere utile anche agli autori e alle autrici che verranno, è proprio a loro – ai nuovi giovani sceneggiatori, sceneggiatrici, disegnatori e disegnatrici in cerca di editore – che dedichiamo questa puntata di #scusateildisturbo.

Ecco a voi i ricordi di Elisabetta Benfatto (con un disegno a sorpresa!), Marco Rizzo, Simone Cortesi, Claudio Calia, Marco Tabilio e Paolo Castaldi.

E come sempre: grazie a Sara Mazzuccato e ad Alessandro Pedrocco per l’aiuto!

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#ScusateIlDisturbo: BeccoGiallo si tinge di Rosa!

Cosa pensano le lettrici dei nostri fumetti?

Di solito – se guardiamo ai numeri crudi – il fumetto è molto maschio. In questi anni però abbiamo avuto la fortuna di incontrare tante lettrici appassionate, e abbiamo pensato di dedicare a loro questa nuova puntata di #scusateildisturbo.

Ecco a voi le opinioni di Giada, Agnese, Monica, Emanuela e Armida, che ci raccontano da vicino le loro sensazioni su alcuni dei nostri libri.

Grazie amiche, e grazie a Sara Mazzuccato e Alessandro Pedrocco per le interviste!

#ScusateIlDisturbo: Il giornalismo a fumetti (è vivo) lotta fra di noi

Fumetto di cronaca, fumetto politico, di attualità, di impegno civile, saggi a fumetti, inchieste, divulgazione, giornalismo disegnato: come potremmo chiamare ciò che abbiamo fatto in questi primi 10 anni di attività?

Ecco i pareri del giornalista Renato Pallavicini, di Matteo Stefanelli di Fumettologica, del blogger freelance Federico Vergari e dell’autore Claudio Calia, intervistati da Sara Mazzuccato e con le musiche della Piccola Bottega Baltazar. (altro…)

#scusateildisturbo: cambiare il mondo con i fumetti, si può?

Più siamo, più cose cambiamo. Parlare di rispetto dell’ambiente e di tutela del territorio, di accoglienza e solidarietà, di verità e giustizia, di memoria e legalità, con i fumetti è possibile? Cercare di migliorare il mondo in cui viviamo – con i fumetti – si può?
Ecco il parere di alcune persone incontrate in questi nostri primi dieci anni di lavoro e intervistate da Sara Mazzuccato, nei contributi video degli autori Giacomo Bendotti e Paolo Castaldi, degli attivisti Piero Ferrante e Armida Bandoni, e nello scritto dell’autore Gianfranco Maffei.
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#scusateildisturbo: Il fumetto cerca nuovi amici

Fumetti in Biblioteca, fumetti in Osteria: partita da giocare o puerile fantasia?
Ecco cosa ne pensano i diretti interessati: Martina, Moira, Marco e Juri, professionisti in Biblioteca, professionisti in Osteria.

Con il contributo straordinario di Claudio Costantini, incubatore di spunti e traghettatore di buone pratiche lungo la Riviera del Brenta, profondo Veneto.

Grazie a Sara Mazzucato che ha raccolto queste testimonianze per noi.

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#Scusateildisturbo: Scuola e Fumetti

 

Gratis e senza pubblicità! Cari amici, ecco la prima puntata di #Scusateildisturbo, il racconto inedito dei nostri primi 10 anni di vita e fumetti, con le voci delle persone più care incontrate lungo il cammino.

Ogni puntata – una per mese – è stata messa insieme con amorevole cura da Sara Mazzucato dell’Università di Bologna, che ringraziamo per il prezioso lavoro di cui ci ha fatto dono.

Oltre a essere un efficace strumento di evasione dalla realtà, il fumetto – come gli altri linguaggi – può essere utilizzato per raccontare la realtà. Con il suo intreccio narrativo di immagini e parole, può provare a scomodare la storia, l’economia, la fisica, la letteratura e potenzialmente qualsiasi altra materia per poi divulgarla presso lettori di età diversa, dai bambini agli adolescenti, per arrivare agli adulti più che vaccinati.

Il luogo dell’educazione e dell’apprendimento per eccellenza è notoriamente la scuola.

Ora, cosa succederebbe se si portassero i fumetti a scuola?
Cosa si potrebbe fare, con i fumetti, in una classe?

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