Interventi

Rugby di periferia

Giorgio Gobbo, oltre che voce e chitarra della Bottega Baltazar, è “rugbista dentro”.

Così, quando ho iniziato a scrivere “Rugbyland” è stato uno dei primi a offrire una mano, fornendomi qualche contatto fondamentale per poter cominciare il lavoro. E poi si sa: da cosa nasce cosa, specie in ambito rugbistico. Nello stesso periodo la Bottega, che è solita raccontare la dura realtà con deliziose melodie, stava lavorando a un pezzo che – guarda caso – si chiamava “Rugby di periferia”. Parlava di rugby, naturalmente, ma soprattutto parlava di periferia. Ed è curioso, perché a differenza di altri paesi il rugby in Italia si è sviluppato proprio nelle periferie, lontano dai grandi centri. E questa canzone cercava la periferia nella periferia. Ascoltandola, si capisce perché l’ha la trovata proprio lì, ai margini di una tangenziale, dove sorgono la maggior parte dei campi da rugby…

Ho avuto il privilegio di sentire la canzone in anteprima. O meglio: di ascoltarla quando ancora era in lavorazione. E non mi sono fatto scappare l’occasione di citarla nel libro, come colonna sonora ideale di un capitolo chiamato “Anche in Veneto c’è un pezzo di Galles” (a proposito di periferie…), dedicato alla città di Rovigo, anche se ufficialmente quel pezzo non esisteva. E sarebbe mai esistito, poi?

Oggi, dopo qualche anno dall’uscita di “Rugbyland”, in occasione del nuovo album della Bottega Baltazar (titolo: “Sulla testa dell’elefante”), anche “Rugby di periferia” debutta ufficialmente. E lo fa con un bellissimo video, curato da Marco Zuin e Lorenzo Pezzano per Videozuma, rilanciato sul sito di Repubblica in questi giorni.
Guardate un po’ qui.

Andrea Ragona
scrittore della trilogia Yugoland, Rugbyland e Ecoland,
tutti illustrati da Gabriele Gamberini.

viadana

Da sinistra verso destra Giorgio Gobbo della Bottega Baltazar, Andrea Ragona e Gabriele Gamberini allo stadio di Viadana.

Primavere e Autunni al Politecnico di Milano

Quella di venerdì 13 maggio al Politecnico di Milano è stata una presentazione speciale. Oltre a essere stata la quarantanovesima in 7 mesi dall’uscita del libro, Primavere e Autunni ha incontrato per la prima volta Cina a Milano, “suo padre”, un saggio pubblicato nel 1997 che raccoglieva tutto ciò che si sapeva allora sui cinesi di Milano.

Presenti oltre a Ciaj Rocchi e Matteo Demonte i docenti Elena Granata, urbanista che ha coordinato l’incontro, Christian Novak, architetto, Arturo Lanzani, urbanista e geografo, Patrizia Farina demografa e Daniele Brigadoi Cologna, sociologo e autore della postfazione del libro.

Primavere e autunni: La prima presentazione ufficiale presso La Triennale Milano

Venerdì 25 settembre si è tenuta la prima presentazione ufficiale di Primavere e Autunni, il libro di Ciaj Rocchi e Matteo Demonte che ci racconta le origini e lo sviluppo della comunità cinese di Milano.

La presentazione si è tenuta presso il Bookstore della Triennale e hanno partecipato:
Matteo Demonte, autore di “Primavere e autunni”, nipote di Wu Li Shan
Ciaj Rocchi, autrice di “Primavere e autunni”
Angelo Ou, secondo figlio di Wu Li Shan
Daniele Brigadoi Cologna, sinologo e sociologo delle migrazioni
Federico Zaghis, BeccoGiallo

RepTv News, Matite: le mappe fantastiche del Marco Polo segreto

Tutto quello che “Il Milione” non racconta: Marco Tabilio nel suo fumetto vuole mostrare un Marco Polo inedito. Tra immaginazione e avventura, il disegnatore alterna vignette a mappe di sua invenzione, rappresentazioni che si ispirano all’iconografia medievale (Marco Polo – La via della seta, BeccoGiallo, 18 euro)

Matite di Francesco Fasiolo
montaggio Francis D’Costa

RepTv News, il magazine quotidiano di Repubblica Tv, è in onda ogni giorno alle 19.55 su Repubblica.it e su laEffe, canale 50 del digitale terrestre e 139 di Sky

KZ: a futura memoria

In seguito alla lettura su Repubblica di martedì primo settembre dell’articolo “Ma l’arte può davvero raccontare Auschwitz?” abbiamo pensato di pubblicare alcuni estratti sul tema dall’articolo di Giampietro Fattorello KZ: a futura memoria, ospitato in K. Z. disegni degli internati nei campi di concentramento nazifascisti.

“[…] Nato nel 1923 a Oderzo (Treviso), Benvenuti aveva coltivato fin da ragazzo la passione per il disegno, la pittura e la letteratura e aveva proseguito su questa strada a dispetto delle necessità della vita che lo avevano indotto, nel secondo dopoguerra, alla professione amministrativa nel settore petrolifero e in quello bancario e a rinunciare a «convertire» il diploma di ragioniere in una laurea in Economia e Commercio, i cui corsi aveva seguito alle Università di Venezia e Trieste. Sorretto da una tenacia fortissima e da una acuminata capacità di osservare e capire se stesso e il mutare degli eventi storici, Benvenuti celò il suo bisogno di dare compiuta espressione al suo modo di essere e di vedere le cose fino ai tardi anni Sessanta, quando decise di rendere pubblica la sua arte, che proprio in quel periodo sgorgò in pittura e in poesia. Fu un’arte che affiorò come un fiume carsico e che proprio nell’area geografica e culturale del Carso trovava il suo luogo privilegiato e il suo ancoraggio nella terra natale di Marucci, l’isola quarnerina di Lussino. Lussino: come dire l’isola che i due coniugi frequentavano dai primi anni Cinquanta, soggiornando nella casa dei genitori della moglie, l’isola che, con la figura di Marucci, è eletta a centro fondante e simbolico dell’arte pittorica e poetica benvenutiana. […]”

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Il destino dell’Europa

di Nicola Grigion

Presentiamo integralmente uno degli interventi ospitati nella riedizione di Etenesh, odissea di una migrante, di Paolo Castaldi con i colori di Giuseppe Morici, in libreria dal 3 settembre 2015.

Le immagini, come i fumetti, possono raccontare un’infinità di storie. Quelle degli sbarchi, sono diventate consuetudine.
In questi ultimi vent’anni ce ne sono passate davanti agli occhi migliaia, una dopo l’altra, in una sequenza quasi seriale. Talvolta l’obiettivo si è concentrato sulle braccia di un ragazzo allungate per afferrare le mani degli uomini della Guardia Costiera, altre sulla fiancata di un gommone come quello su cui ha viaggiato Etenesh, altre ancora sulla fragile maestosità di quei monumenti del mare galleggianti dove centinaia di corpi viaggiano stipati, oppure ha immortalato le file di salme stese sulla banchina del molo, coperte solo da squallidi sacchi di plastica. C’è una vera e propria letteratura fotografica, che attraverso una miriade di scatti potrebbe raccontarci un intero decennio di vicende personali e collettive che si sono intrecciate nel Mediterraneo.

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ILVA di Taranto: un aggiornamento con Carlo Gubitosa

Oggi mi hanno chiesto “perchè l’Ilva va chiusa?” e io ho mostrato una foto di Google Maps, dove si vede chiaramente che i cosiddetti “parchi minerali” sono a poche centinaia di metri dalle case più vicine allo stabilimento.

Li chiamano “parchi”, ma sono l’esatto contrario di quello che la nostra mente può associare alla parola “parco”. Sono cumuli neri di metalli e minerali esposti ai capricci del vento, che spazza via tonnellate di polveri per depositarle sui balconi del quartiere tamburi, sui prati che una volta erano pascoli per pecore avvelenate, sulle tombe del cimitero dove nei mille mestieri che si inventano al sud c’è anche il pulitore di lapidi, un signore che per una decina di euro al mese libera i marmi a giorni alterni dallo spesso strato di polvere che li ricopre nel giro di poche ore.

Polvere che viene dal Brasile, polvere che minaccia la salute dei poveri cristi nell’arco di due continenti, polvere che viaggia attraverso l’oceano per poi essere lasciata in balia del vento, polvere che contamina il mare dove non si possono più produrre le cozze, la terra dove non si può più pascolare, l’aria che diventa pericoloso respirare. (altro…)

35° Anniversario Strage di Bologna: un commento di Alex Boschetti

 

Strage di Bologna. Una delle tragedie più clamorose e insopportabili della Storia dell’Italia Repubblicana. 85 morti e più di 200 tra feriti e mutilati. Ci sono state delle condanne. Gli esecutori materiali.

Coloro, cioè, che hanno materialmente appoggiato la sacca imbottita di esplosivo in stazione sapendo che tutte le persone che stavano guardando dritte negli occhi, bambini, ragazzi, donne, tutti, e di cui stavano ascoltando i discorsi, le risate, forse i sospiri per il caldo estivo, sarebbero morte da lì a poco, saltate in aria, infiammate e sputate nel vento d’agosto come tizzoni ardenti di un vulcano ideologico delirante, che ha portato alla ribalta militari corrotti, servizi segreti deviati, strutture clandestine, gruppi criminali, dandogli per un po’ l’illusione di un potere che non hanno mai però conquistato del tutto. (altro…)