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Intervista a Ciaj Rocchi e Matteo Demonte in occasione dell’uscita su La Lettura di un graphic/video novel tributo a Prince

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BG: Una mini novel su Prince… non pensavamo fosse nelle vostre corde.

CR e MD: E perché? Noi riusciamo a rintracciare delle similitudini. Prince non mangiava quasi mai perché poi gli veniva l’abbiocco e non lo sopportava. Era un lavoratore instancabile. Lavorava tanto, lavorava sempre e faceva lavorare sul serio chi collaborava con lui.

Come noi era un autodidatta, e proprio per questo studiava attentamente il lavoro degli altri. Ma soprattutto aveva stile: si vestiva e si truccava sempre con gran cura, e quando ballava era fluido come l’acqua. Per noi è sempre stato un grande riferimento, lo ascoltiamo spesso nelle lunghe ore di lavoro al computer, ben funziona da carburante con quei gridolini e il ritmo incalzante.

Ma forse la cosa più interessante – musicalmente parlando – è che è stato uno dei pochi “songwriter commerciali” in grado di spedire in cima alle classifiche un pezzo come “KISS” che era praticamente deprivato di tutta la musica, ridotto all’essenza, con giusto un paio di fraseggi melodici. Questo è un grande insegnamento, quello del togliere, tagliare, ridurre all’osso per individuare gli elementi fondamentali. Funziona anche per la scrittura, nel disegno, nelle relazioni. Aiuta a non divagare.

BG: A un anno di distanza dall’uscita di Chinamen state ripartendo per un mini tour in Toscana, ma non vi fermate mai?

CR e MD: Se ci chiamano, noi rispondiamo sempre e se possiamo, ci andiamo. La nostra relazione con le università è iniziata con Primavere e Autunni e ci ha sempre dato grandi soddisfazioni. Come abbiamo detto più volte i nostri libri potrebbero essere definiti “graphic essay” e il fatto che ci invitino nelle accademie è la semplice prova del nostro risultato.

Il tour toscano prevede 3 date, due nelle Università – a Siena e a Firenze – e una serata speciale a Prato.

Martedì 10 aprile saremo ospiti del Prof. Andrea Valzania docente di Sociologia delle migrazioni presso il Dipartimento di Scienze Sociali, Politiche e Cognitive dell’Università di Siena. L’incontro è patrocinato anche dall’Ateneo Internazionale dell’Università per Stranieri di Siena e vedrà la presenza tra i relatori anche del Prof. Andrea Scibetta, docente di Lingua e Cultura Cinese proprio all’UNISTRASI. L’evento, come sempre, è aperto a tutti gli studenti dell’Ateneo e all’intera cittadinanza. Sarà proiettato il documentario a cartoni animati e poi si parlerà di un secolo di immigrazione e integrazione cinese in Italia, ma non solo. Anche la mini-novel su Quimbo Appo è diventata, al pari di P&A e Chinamen, materia di studio per cui, come era già successo al Museo di Geografia di Padova, si parlerà anche di Chinatown americane ed europee rintracciando nelle stratificazioni storiche e nella dimensione multiculturale l’essenza delle grandi città contemporanee.

Lo stesso giorno alle 21 saremo a Prato. Insieme a DryPhoto Arte Contemporanea, abbiamo organizzato un incontro davvero interessante: oltre a presentare Chinamen – il libro e il documentario, questa volta sottotitolato in cinese mandarino – abbiamo preparato un reading musicale di brani tratti dall’antologia “Seconda Generazione – La città vista e vissuta dai Pratesi di Seconda Generazione”.  Si tratta di una raccolta di testimonianze letterarie scritte da ragazzi delle scuole superiori e offre uno spaccato davvero inedito della realtà multietnica pratese (non solo cinese).

A discuterne con noi ci saranno la Prof. Stefania Zampiga, curatrice dell’antologia, Sara Iacopini antropologa e ricercatrice pratese, Marco Wong di Associna e Marc Lee, performer sino-italiano che leggerà i brani dell’antologia sulle basi musicali di Max Von Morguer (autore già delle musiche di Uccellacci!). Molti degli autori di questa antologia, pubblicata nel 2015 dalla Provincia di Prato e dalla Monash University, saranno presenti alla serata e questa sarà l’occasione per il photoreporter Giovanni Aloisi, che ci accompagna in questa data del tour, per scattare una serie di ritratti di questi giovani Chinamen pratesi.

E’ un grande onore per noi perchè non si è mai trattato di esportare il format Chinamen  “Graphic Novel + cartone animato + mostra” anche nelle altre città Italiane ad alta presenza di cittadini di origine cinese (Prato per prima) ma la nostra ambizione è sempre stata quella di fungere da innesco per far emergere narrazioni autonome, che utilizzassero anche altri linguaggi: quello della musica, il teatro, la fotografia… Proprio come sta succedendo.

E infine il giorno dopo, mercoledì 11 aprile, saremo a Firenze, ospiti dell’Istituto Confucio e della Professoressa Valentina Pedone, docente di Lingua e Cultura Cinese presso il Dipartimento di Lingue, Letterature e Studi Interculturali dell’Università di Firenze. Il taglio di questo incontro sarà più storico e culturalistico; il tema del corso è: “La Cina Moderna dalle Guerre dell’Oppio (metà ‘800) alla Fondazione della Repubblica Popolare (metà ‘900)” quindi dopo la visione del documentario saranno molti gli spunti da cui partire; inoltre la Prof. Pedone è una profonda conoscitrice delle culture underground e quindi anche del fumetto.

BG: Dalle università ai progetti di Bookcity per la scuola primaria fino a Tempo di Libri ospiti de La Lettura… state muovendovi fuori dai circuiti tipici del fumetto, perché?

CR e MD: Uno dei nostri obiettivi primari è sempre stato quello di fare libri popolari, intesi per un pubblico vasto e non per forza abituato ai fumetti. Noi raccontiamo la nostra storia e le nostre ricerche storiche-giornalistiche-etnografiche illustrate e lo facciamo per tutti: per i bambini nelle scuole che sono entusiasti di partecipare a progetti pensati proprio per loro; per gli anziani che nei nostri lavori si riconoscono e trovano tracce del loro passato, per i genitori che educano i loro figli alla società multietnica, per le istituzioni che nella nostra città hanno sostenuto Chinamen in molti modi; per gli operatori culturali che ci hanno invitato nei musei, come quello d’Arte Orientale a Torino o quello di Geografia a Padova.

L’abbiamo detto mille volte che veniamo dalla documentaristica, questo ci porta a ragionare confrontando diversi linguaggi, lavorando con tempi e modi propri dell’editing video, del cinema, della pittura. Cerchiamo di riavvicinare il fumetto all’arte, vogliamo che sia promotore di cultura.

Alcuni esempi: il corso di Fotografia Sociale curato da Melina Mulas presso la facoltà di Architettura e Design del Politecnico di Milano adotterà sia Chinamen che Primavere&Autunni come guide di riferimento per un progetto-reportage dedicato alla Chinamen meneghina di Via Paolo Sarpi.

Il 19 aprile saremo ospiti del Centro per l’Arte Contemporanea dei Frigoriferi Milanesi, che inaugura una mostra sulla Biennale di Chengdu (The Sichuan Tale – Cina, teatro e storia) e la presentazione di Chinamen aprirà il calendario degli eventi collaterali dedicati alla Cina, alla sua cultura e alla realtà cinese di Milano.

Insomma, parlare di giornalismo a fumetti non significa solo raccontare per immagini le notizie di “calda” cronaca che leggiamo sui giornali. Questa è solo una via, ce ne sono anche altre. E una è quella che abbiamo intrapreso noi che leggiamo la realtà con uno sguardo retrospettivo, analitico, di approfondimento e di ricerca.

BG: Se ne parla sottovoce da un po’, ma c’è una data per la pubblicazione dei vostri libri nella Repubblica Popolare di Cina?

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CR e MD: L’uscita di Primavere&Autunni è prevista per il 15 di aprile. Manca poco finalmente. E’ stata una vera avventura e non solo dal punto di vista editoriale, ma anche dal lato umano e relazionale.

Abbiamo curato l’edizione cinese nel dettaglio, ridisegnando anche alcune pagine su cui erano intervenuti a livello di contenuto, ma ci tenevamo che fosse un vero lavoro di mediazione/traduzione simbolica e interculturale.

Per Chinamen invece si parla di settembre, ma il tempo dall’altra parte del mondo scorre in maniera differente che qui, nel nostro Occidente :)

Il mostro di Codogno

Una sorpresa di Natale, ricevuta nella nostra mail. Un racconto da leggere attorno alla stufa a legna, con lo scricchiolare delle fiamme come sottofondo, o al tepore di una coperta, seduti sul divano, soli dopo il primo round delle abbuffate festive. Un regalo da parte di due nostri autori, Francesco “Baro” Barilli e Vito Antonio “Duckbill” Baldassarro. Una piccola storia dai risvolti macabri, che a noi ricorda nelle intenzioni quelle di Stan Lee e Steve Ditko sui seminali albi horror della Marvel d’epoca. Una nuova, e insolita, lettura per tutti voi che ci seguite in questo scorcio di fine anno. Una cronaca, in pieno stile BeccoGiallo, ma che cronaca non è. Un racconto, da leggere seduti attorno al caminetto, appunto.

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Piazza della Loggia, Brescia: un commento alla sentenza da Francesco Barilli

Brescia, 28 maggio 1974, ore 10,12. Una bomba infilata in un cestino dei rifiuti provoca una strage durante una manifestazione antifascista in Piazza della Loggia. Muoiono otto persone.

Sono passati 43 anni. E quello che si diceva già nell’immediatezza del fatto (“strage fascista”) ora è una verità giudiziaria definitiva. A tarda sera del 20 giugno, la Corte di Cassazione ha confermato l’ergastolo a carico di Carlo Maria Maggi, indiscusso leader dell’organizzazione neofascista Ordine Nuovo, e di Maurizio Tramonte, ex “fonte Tritone” dei servizi segreti.

Una verità giudiziaria che arrivi a così tanti anni di distanza dal fatto può sembrare depotenziata. Ma, in questo caso, si tratta di un verdetto importantissimo. E’ infatti vero che nelle stragi di quegli anni le responsabilità dell’estremismo “nero” (a cominciare proprio da Ordine Nuovo) sono state accertate da tempo. Già in passato alcune sentenze, frettolosamente vendute come assoluzioni, in realtà riconoscevano queste responsabilità, seppure senza arrivare a condanne personali.

L’ultima sentenza sulla strage di Brescia va però oltre. Maggi rappresenta il vertice decisionale di Ordine Nuovo, mentre la condanna di Tramonte (“fonte” del Sid, soggetto totalmente interno alla destra eversiva, nonché presente sul luogo della strage) esplicita le ambigue connessioni fra i servizi segreti e l’eversione neofascista, certificando i depistaggi che hanno inquinato anni di indagini.

A questo si può aggiungere che già i precedenti gradi di giudizio avevano formulato pesanti considerazioni verso altri soggetti appartenenti a Ordine Nuovo, ormai defunti e quindi non condannabili: innanzitutto l’esperto di armi ed esplosivi, Carlo Digilio, e l’altro ordinovista veneto, Marcello Soffiati. Ma condannare Maggi (come detto: vertice decisionale di ON nel Nordest) scrive una parola definitiva sulla strage, ideata e realizzata da forze eversive neofasciste e “coperta” dai servizi segreti dell’epoca.

Quella di ieri è, quindi, una sentenza fondamentale, in un Paese che soffre di una memoria vaga e distorta, dove le stragi “nere”, da Piazza Fontana in poi, le si preferisce confinare nel comodo cassetto dei “misteri d’Italia”, dove le responsabilità della destra eversiva sembravano confinate alla sola dimensione storica o giornalistica, dove Pino Rauti (che di ON fu il “padre”, perlomeno nella prima fase della formazione stessa) viene ricordato come “intellettuale di grande spessore”, dove Giorgio Almirante è indicato come possibile riferimento culturale per un Movimento che si vorrebbe “né di destra né di sinistra”… Ma è importante, innanzitutto, perché rende giustizia alle vittime di Piazza della Loggia, che è giusto qui ricordare: Giulietta Banzi Bazoli, Livia Bottardi Milani, Clementina Calzari Trebeschi, Euplo Natali, Luigi Pinto, Bartolomeo Talenti, Alberto Trebeschi e Vittorio Zambarda.

Francesco “baro” Barilli

Francesco Barilli insieme a Matteo Fenoglio ha ricostruito le fasi processuali del processo sulla strage di Brescia nel libro a fumetti Piazza della loggia Vol. 2 – In nome del popolo italiano

E ora qualcosa di completamente diverso: Il senso della Brexit per Nigel Farage

Ormai è passato qualche tempo dal voto referendario dal risultato epocale che ha scosso l’Europa.
I sudditi di sua Maestà hanno deciso di lasciare l’UE ma…siamo sicuri che abbiano capito bene per cosa hanno votato?
E sopratutto, come ci avrebbero raccontato tutto questo gli inglesissimi Monty Python?

Ce lo mostrano Luca Amerio e Sara Antonellini con questa breve ma brillante intervista al popolo inglese!

TITOLO

[Download-IlSensoDellaBrexit]
“Il senso della Brexit secondo Nigel Farage”
di Luca Amerio e Sara Antonellini

 

ENTRE PITOS Y FLAUTAS – CAPITOLO 8

Oscar Noble è un illustratore uruguaiano che vive a Barcellona.
E’ stato con noi in redazione per diversi mesi grazie ad un progetto di mobilità internazionale organizzato da Xena – Centro Scambi e Dinamiche Interculturali.
In queste settimane ha disegnato un piccolo diario a fumetti che racconta il suo viaggio e la particolarissima situazione politica spagnola.

Questo è l’ultimo episodio ma non crucciatevi, troverete il nostro Oscar all’edizione 2016 del Lucca Comics&Games per presentare il volume che raccoglie tutti gli otto episodi di “Entre Pitos Y Flautas”!
Vi aspettiamo allo stand BeccoGiallo!

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[Download-Entre Pitos Y Flautas]
Entre pitos y flautas,
Cronache dalla crisi spagnola
Capitolo otto:
Ripartire
di Oscar Noble

Oscar Noble sul web:

ENTRE PITOS Y FLAUTAS – CAPITOLO 7

Oscar Noble è un illustratore uruguaiano che vive a Barcellona. Grazie ad un progetto di mobilità internazionale organizzato da Xena – Centro Scambi e Dinamiche Interculturali ha passato diversi mesi nella redazione BeccoGiallo disegnando un piccolo diario a fumetti che raccontasse il suo viaggio e la particolarissima situazione politica spagnola.
Ora Oscar è tornato a casa e ci manda dalla Spagna questo capitolo sette di “Entre pitos y flautas, cronache dalla crisi spagnola”. Trovate qui i capitoli precedenti.

Buona lettura!

PS: si vocifera che presto potrete leggere l’opera completa di Oscar Noble in formato cartaceo, rimanete sintonizzati per seguire gli ulteriori sviluppi!

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[Download_Entre pitos y flautas_ep.7]
Entre pitos y flautas,
Cronache dalla crisi spagnola
Capitolo sette:
Ritorno alle origini
di Oscar Noble

Oscar Noble sul web:

ENTRE PITOS Y FLAUTAS – CAPITOLO 6

Cosa sta succedendo nella politica Spagnola? Come cambia la vita di tutti i giorni quando l’economia mondiale crolla e realizzare i propri sogni diventa sempre più costoso?
Oscar Noble, illustratore uruguaiano che vive a Barcellona e nostro ospite per un progetto di mobilità internazionale organizzato da Xena – Centro Scambi e Dinamiche Interculturali, ce lo racconta a fumetti.
Ecco la sesta puntata!
Trovate qui i capitoli precedenti.
cover-6
Entre pitos y flautas,
Cronache dalla crisi spagnola
Capitolo sei:
Game Over
di Oscar Noble
Oscar Noble sul web:

ENTRE PITOS Y FLAUTAS – CAPITOLO 5

Cosa sta succedendo nella politica Spagnola?
Oscar Noble, illustratore uruguaiano che vive a Barcellona e nostro ospite per un progetto di mobilità internazionale organizzato da Xena – Centro Scambi e Dinamiche Interculturali, ce lo racconta a fumetti in dieci episodi settimanali.
Ecco la quinta puntata, buona lettura.
Trovate qui i capitoli precedenti.
Entre pitos y flautas,
Cronache dalla crisi spagnola
Capitolo cinque:
En la cresta de la ola
di Oscar Noble

seveso – 40 anni dopo

10 luglio 1976.

Sono passati 40 anni da quel caldo sabato di luglio. Quel giorno in cui nel cielo di Seveso non si vedeva nulla se non un’infinita coltre opaca. Quel sabato in cui lo stabilimento ICMESA di Meda sbuffò i suoi vapori misteriosi sulle cittadine limitrofe avvelenando persone, animali e piante.
Dopo proteste, analisi, indagini e domande insistenti, finalmente ai cittadini venne comunicata la natura di quei vapori.
Diossina.
Un termine che oggi abbiamo imparato a conoscere e a temere ma che nel luglio del 1976 per gli operai dell’ ICMESA e le loro famiglie non era che un parolone che indicava qualcosa che “non fa bene”.

Troppo tardi vennero presi provvedimenti, troppo tardi vennero verificate le cause e le responsabilità dell’evento.
Tanti bambini si svegliarono con la pelle martoriata dagli effetti del gas, tanti ortaggi furono avvelenati e comunque consumati, decine di famiglie non sarebbero più tornate alle loro case, che vennero abbattute perché contaminate, 80.000 animali sono morti tra quelli deceduti subito dopo l’incidente e quelli soppressi per precauzione.

Sono passati quattro decenni, ma questa vicenda, uno dei più gravi disastri ambientali di sempre, così poco nota alle nuove generazioni, è ancora vivida nelle memorie degli abitanti di Seveso e dintorni.
Un incidente, una leggerezza, un errore, una falla, una disgrazia, una mancanza.
Lo si può chiamare in tanti modi quello che è successo quel giorno a Meda, ma di certo non lo possiamo chiamare “passato” e non lo possiamo dimenticare.

“Il caso Seveso” è un libro a fumetti di Francesca Cosi, Alessandra Repossi e Sara Antonellini e cerca di raccontare la vicenda.
All’inizio del volume trovate la prefazione di Massimiliano Fratter, direttore del Bosco delle Querce di Seveso e Meda che quel giorno lì a Seveso c’era.

Vi riportiamo qui di seguito lo scritto di Fratter in versione integrale.

Il libro potete trovarlo nelle librerie o a questo link.

 

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“Il passato, il presente, il futuro di Seveso”

di Massimiliano Fratter, direttore del Bosco delle Querce di Seveso e Meda

 

C’ero. Ed ero un bambino, in quel caldo sabato di luglio

del 1976. Un altro secolo. Un’altra storia, forse. E ho tre ricordi nitidi. Il giorno dell’incidente con il fischio – durato alcuni secondi – e l’odore. Insopportabile. Che inquinò l’aria

per alcune ore, almeno fino a sera. Il secondo frammento risale a dieci giorni dopo, quando la notizia della fuoriuscita della nube tossica dall’Icmesa è ormai di dominio pubblico, e

i miei genitori decidono di “evacuarmi” (la mia famiglia non

dovette lasciare casa) per portarmi dagli zii a Meda (a Meda!),

ma a nord della fabbrica che si trovava proprio al confine tra

i due paesi. Il vento, al momento della rottura del disco di sicurezza (la sicurezza di chi?) del reparto B soffiava in direzione sud-sudest. La zona dove abitavano i miei zii non

era stata colpita. O almeno, non il 10 luglio. Perché l’Icmesa produceva e inquinava dal 1948 (i lavori di costruzione dello

stabilimento erano terminati un anno prima) e non c’erano all’interno dei suoi obsoleti impianti ventilatori che potessero dirigere gli inquinanti da Meda verso Seveso. Perché farlo, poi? C’era il fiume dove scaricare tutto quello che era possibile scaricare, e alle lamentele della popolazione o delle autorità si rispondeva, spesso, con il denaro o con la minaccia dei licenziamenti. E il posto di lavoro era sacro, nell’Italia post seconda guerra mondiale, nell’Italia degli anni ‘50. Nell’Italia del boom economico. Come oggi. In fondo, quando morivano le pecore o gli animali si pagava, e di tosse non è mai

morto nessuno. Questi italiani. Sempre pronti a lamentarsi, invece di ringraziare chi aveva portato denaro e benessere. E comunque all’Icmesa non si inquinava: parola di Givaudan Hoffman La Roche. Proprietari che vivevano in Svizzera. Dove ordine e pulizia sono valori sacri. E per gli ansiosi da presunto inquinamento c’era sempre il Valium (marchio registrato), perché Hoffman La Roche teneva (e tiene ancora) alla salute. E al profitto, naturalmente. L’ultimo mio ricordo è legato al periodo successivo e non può essere collocato in un periodo preciso. Almeno nella mia mente. Un ricordo fatto di divise e tute. Erano quelle dei soldati chiamati a pattugliare la zona più contaminata, la famigerata zona A (c’era poi una

zona B – non evacuata – e una zona di Rispetto, con tracce minori di diossina. Io vivevo in quest’ultima ed ero “rispettato”, quindi). E quelle degli addetti alla bonifica. Crescevo e

loro erano lì, parte integrante del mio – del nostro – vivere quotidiano, e raccontavano, evidenziavano una normalità “altra”. Durata complessivamente quasi dieci anni e che via via cercava di riportare la città a una vita normale, con la fine dei lavori di bonifica che terminano con la nascita del Bosco delle Querce, nel 1983, e i lavori di realizzazione del parco terminati tre anni dopo, nel 1986.

Sono rimasto. E poco più che ventenne (siamo all’inizio degli anni ‘90 dell’altro secolo), incontro un piccolo gruppo di donne e uomini che hanno deciso di impegnarsi per il bene della città “adottando” un’area degradata, il Fosso del Ronchetto. 7,5 ettari lontani dal Bosco delle Querce ma che

rappresentano il desiderio di prendersi cura della città dove vivono. Seveso, appunto. Sono le socie e i soci del locale circolo di Legambiente, dedicato a Laura Conti, medico e all’epoca dell’incidente consigliera regionale in Lombardia, molto vicina alla Comunità. Lei che arriva da Milano per cercare di comprendere. Per aiutare. Per proporre. Amata da pochi, avversata da molti. Donna dalle posizioni forti e dalle parole chiare su molti temi che la democristiana Brianza non vuole

proprio ascoltare. Di cui non si deve parlare, meglio tacere. E lasciar passare il tempo. E dimenticare: “Un anniversario da dimenticare”. Così Il Cittadino, il settimanale locale cattolico più letto all’epoca, ricordava il ventesimo anniversario dell’incidente, il 10 luglio 1996. Le amiche e gli amici del Circolo sostengono invece che la rielaborazione di ciò che è accaduto e delle sue conseguenze è un’opportunità di crescita e cura per una Comunità ancora dolente. Nonostante la voglia di rimozione. Crediamo (perché anch’io mi iscrivo a Legambiente), che la Storia sia uno strumento di sollievo, e alla fine del secolo iniziamo a elaborare un progetto che diverrà poi la colonna portante di un percorso durato più di quindici anni. Nasce il “Ponte della Memoria”. Iniziamo a ricostruire l’archivio sociale della “vicenda Seveso”. Ascoltiamo storie. Raccogliamo storie. Raccontiamo la Storia. Entriamo al Bosco delle Querce. Il parco è aperto al pubblico dal 1996, ma

quasi nessuno lo frequenta. All’inaugurazione l’allora presidente di regione Roberto Formigoni parla davanti al deserto (tranne le cosiddette Autorità e pochi obbligati non c’è praticamente anima viva). Il parco è una sorta di non-luogo. Io stesso, che abito a poche centinaia di metri dall’ingresso,

non ci sono mai entrato. Con il “Ponte della Memoria” inizia un percorso di rielaborazione e riappropriazione che porterà alla vera e propria apertura del Bosco nel 2004, quando, davanti a centinaia di sevesine e sevesini (durante la giornata continuo fu l’afflusso per visitare il percorso appena aperto), viene inaugurato il percorso della Memoria all’interno

del parco: undici pannelli per cercare di non dimenticare. E sono ancora tante le persone che negli anni donano all’Archivio i propri documenti. Le scuole iniziano a chiedere di essere accompagnate al Bosco per conoscere. E il progetto trova il sostegno istituzionale del Comune di Seveso e della Fondazione Lombardia per l’Ambiente, nata nel 1986 proprio per valorizzare l’esperienza di Seveso e che, per la prima volta, sostiene economicamente un progetto per la Comunità. Meglio tardi che mai. Oggi la Fondazione ha trovato la sua sede definitiva a Seveso, e anche questo è un passo verso la pacificazione: perché Seveso, la sua esperienza e il lavoro stesso della Fondazione non sono più qualcosa da nascondere, da relegare esclusivamente nell’ambito tecnico-scientifico, ma diventano nomi e buone pratiche da narrare. Le direttive europee in materia di rischio industriale prendono

il nome di “Direttiva Seveso”. La Città diviene un luogo da

visitare e conoscere. Sono ancora qui. Il Bosco delle Querce è diventato la mia seconda casa. E il mio lavoro. E quanto seminato con il Ponte della Memoria continua a dare buoni frutti. Da coltivare. Per fare finalmente altri passi in avanti senza omertà o silenzi rispetto anche agli angoli meno chiari della vicenda. O a quelli volontariamente taciuti (anche dal sottoscritto, all’epoca responsabile del Progetto) perché non si dovevano alterare alcuni “equilibri sensibili”. Il Ponte era sostenuto dal Comune. Dalla Fondazione. La Brianza ha cambiato colore (verde, azzurro, rosso pallido), ma è solo un’apparenza. Perché nella propria intimità è sempre rimasta Bianca, Cattolica, Reazionaria. Ed è meglio non stimolare nervi ancora scoperti come i risarcimenti o l’aborto (nel 1976 in Italia l’aborto non era ancora legale, ma a Seveso furono autorizzati gli aborti a scopo terapeutico, con le donne che sceglievano

questa strada sottoposte a un vero e proprio processo, quasi una tortura, senza possibilità di assoluzione). Tutto è Passato. Andiamo avanti. Fino a un certo punto: perché il processo di pacificazione non troverà pieno compimento fino a quando non si deciderà di sanare tutte le ferite. Senza tacere. Con i contributi di tutti e di tutte. Anche con l’apporto di Alessandra Repossi e Francesca Cosi, e con le tavole di Sara Antonellini. Su Seveso si è scritto tanto. Magari troppo e qualche volta a sproposito. Mai si era disegnato. È questa, dunque, una prima volta importante. Ricca, che deve far riflettere. E che non mette un punto definitivo, purtroppo. Perché c’è un altro disegno. Quello di un’autostrada che vorrebbe passare dove oggi c’è il Bosco delle Querce. Sbancare i terreni mai bonificati. Quelli

un tempo classificati in zona B e dove, sotto, si trova la diossina. Riportare a Seveso le tute bianche, visto che all’interno del cantiere si dovrà operare in sicurezza. Ci sono il progetto definitivo e la volontà politica di Regione Lombardia, ma per

fortuna non ci sono ancora i fondi. Che, sostiene Regione Lombardia, prima o poi si troveranno.

E io osservo il mio territorio dove, nel bene e nel male, ci

sono le mie radici, la mia vita. E sono preoccupato. Mi chiedo se tutto quello che abbiamo costruito negli anni sia stato utile. Perché, se dovesse concretizzarsi lo scenario devastante dell’autostrada Pedemontana Lombarda, dovremo rivivere la Storia. Calerà di nuovo il buio. Tornerà per noi l’incubo. E sarà una tragedia. Tutta italiana, questa volta.

ENTRE PITOS Y FLAUTAS – CAPITOLO 4

Torna Oscar Noble, illustratore uruguaiano che vive a Barcellona e nostro ospite per un progetto di mobilità internazionale organizzato da Xena – Centro Scambi e Dinamiche Interculturali, per continuare a raccontarci a fumetti cosa sta succedendo nella politica Spagnola.
Questa è la quarta delle 10 puntate che ci aiuteranno a comprendere meglio l’attuale situazione politica iberica e a prepararci a capirne i prossimi sviluppi.
Trovate qui le puntate precedenti.
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Entre pitos y flautas
Cronache dalla crisi spagnola
Capitolo quattro:
Nuove prospettive
di Oscar Noble